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17/12/2013 news
Un problema sempre attuale: il lavoro minorile.

Valentina Di Marco, da Quito.

In questo periodo sto lavorando per una ONG: si chiama RET, ha base in Svizzera e lavora per migliorare il livello di educazione e di vita di bambini e adolescenti.

Lo scorso mese, attraverso il Ministero del lavoro, abbiamo avviato una nuova attività con bambini e ragazzi (da 4 a 14 anni) che lavorano in strada. Cercarli, avvicinarli e chiedergli di rispondere ad un lungo questionario non è stato facile.

In Ecuador la legge vieta a minori di 14 anni di lavorare. Dai 15 anni in poi il lavoro è consentito, ma solo in presenza di un contratto e per un massimo di 6 ore diarie, in modo che resti il tempo per la scuola.
Nonostante la legge, oggi a Quito sono oltre 2.000 i bambini/ragazzi che lavorano, spesso costretti dai genitori. La vita in strada è difficile. Molte ore a cercare clienti cui vendere piccoli prodotti e a scappare dalla DINAPEN (Dirección Nacional para Niños, Niñas y Adolescentes), organo della polizia che tenta di arginare il fenomeno allontanando i bambini di strada dalle proprie famiglie.
ecuador - lavoro minorileSolo facendogli capire che non eravamo della polizia e che il lavoro di ricerca che stavamo facendo aveva l’obiettivo di aiutarli, allora i ragazzi iniziavano a parlare e raccontare, anche lamentandosi del trattamento che ricevono dal governo attuale (l’idea comune è che per togliere i bambini e i ragazzi dal lavoro di strada, bisogna offrire alle famiglie un’alternativa; se i ragazzi lavorano è perché veramente le famiglie ne hanno bisogno).

Per la ricerca dovevamo intervistare almeno 600 bambini, cercando di trovarne almeno 7 al giorno. Fin dal primo giorno avevo capito che sarebbe stato molto difficile: bisogna conoscere i luoghi giusti e soprattutto le ore giuste, perché si muovono e cambiano spesso zona. Alcune giornate sono tornata a casa disperata con la necessità di un massaggio ai piedi, altre con il sorriso a 32 denti perché ero riuscita a trovare più bambini del dovuto. Ogni giorno una sorpresa.

Il fatto di essere straniera mi ha aiutato. Al contrario delle scommesse d’ufficio che mi vedevano perdente rispetto al gruppo di colleghi, ne sono uscita più che vincitrice: la gente aveva meno remore nel parlare con me, non era possibile che una bianca straniera lavorasse per la polizia, molto più probabilmente ero una volontaria arrivata in questo paese come molti per cercare di dare una mano!
ecuador - lavoro minorile
Questo lavoro mi ha permesso di conoscere molte realtà diverse tra loro: persone straniere, per lo più colombiane, e tanti ecuadoriani; famiglie povere e molto povere, famiglie con un numero esagerato di figli (cui avresti voglia di chiedere “perché tutti questi figli se non avete nulla per mantenerli?”), famiglie sfortunate senza mariti e senza uomini, donne vedove, abbandonate o maltrattate. Questa è la realtà, situazioni difficili da cancellare. Sono convinta che il problema sia culturale, è difficile cambiare il modo di ragionare delle persone, soprattutto quando l’istruzione è bassa. È difficile convincere un bambino a non aiutare in casa (anche lavorando in strada) finché la sua famiglia vive in estrema povertà.

Per quanto riguarda la mia organizzazione, terminata la ricerca, speriamo ora di poter avviare un progetto concreto a favore delle persone intervistate in questo periodo.

piedino
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