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27/01/2016 news
La sottile linea del bene
"Se penso a cosa ha rappresentato per me il viaggio in Ecuador, potrei riassumerlo in una parola: il bene. Non c’è ricordo dell’esperienza che non sia toccato da uno stato di armonia e grazia. Il bene. Non c’è persona fra i compagni di gruppo, guide locali, autisti, missionari e autoctoni incontrate che non mi abbia ispirato fiducia, solidarietà, responsabilità, onestà e generosità. Il bene. Non c’è luogo visitato, paesaggio attraversato, anche fra i più sperduti e desolati, che non mi abbia trasmesso un senso di appagamento e armonia; ed è valso anche nelle condizioni più intrepide e ardite, ostiche come la scalata del Chimborazo fino a 6000 metri di altezza: con il fiato corto, alla ricerca di un equilibrio, mi sono sentita in contatto con la natura, condivisa fra un tutto più grande di me. Il bene.
Dimenticarsi di se stessi, della nostra cultura a volte ombelico-centrica riesce difficile nel ripetersi estenuante della quotidianità. Eppure rivela un segreto che giace al fondo dell’esperienza di ciascuno di noi. Se ci interroghiamo per un istante allentando la ricerca sfrenata di un benessere condizionato dal possesso, dallo sfruttamento, dall’ignoranza (nel senso etimologico, un modo per evitare di guardare i fenomeni in un orizzonte più ampio), ci rendiamo conto che la felicità più grande è riposta nel coltivare il senso di umanità. L’umanità di concepire condizioni disagiate, destini sfavoriti, ultimi posti nella classifica dello sviluppo, non voluti eppure capitati, allenta le tensioni e consente di recuperare la giusta misura delle cose.
Nel senso del limite che le persone incontrate per cause di cui non sono responsabili è imposto loro, ho trovato l’autenticità di attribuire valore alle cose. La nostra società si sta sempre più allontanando dai significati: conosciamo a malapena i nomi dei nostri vicini, dei territori che abitiamo, e ci interessa sempre meno dei motivi per cui agiamo, cosa realmente ci sta a cuore. È quasi un paradosso: nella nostra epoca delle infinite possibilità, ci ritroviamo a vagare con il lanternino senza una chiara direzione, consapevoli del fatto che qualcosa dovrà cambiare.
In Ecuador non è così. Le cose cambiano, lentamente, a piccoli piccolissimi passi, sudati e sottaciuti ai più. Cambiano però con un senso, che è il desiderio di volere e fare bene, di una vita dignitosa, rispettosa del prossimo e dell’ambiente. È un’energia senza dispersioni. Nella misura di gesti semplici e precisi come una visita, un incontro, un abbraccio di un bambino, o del cibo regalato si è rivelata la forza di un’umanità che sorvola la pesantezza e il limite dell’individualismo e della complessità che il più delle volte ci sovrasta.
Il cielo terso, il profilo limpido dei vulcani, l’acqua cristallina dei laghi e i profil dei volti distesi e radiosi degli ecuadoriani sono il simbolo di tutto ciò: un senso di pienezza che resiste e trova vita nell’unione fra le cose: una sola lunga e sottilissima linea che disegna e il mondo intero."

di Chiara Bortolini, giovane socia della BCC di Monastier e del Sile. Vincitrice del premio Alfredo Ferri, ha partecipato all'ultima missione del Credito Cooperativo in Ecuador
piedino
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