In Italia: giovedì 8 dicembre 2016 - 01:07 - In Ecuador: mercoledì 7 dicembre 2016 - 18:07 Naviga la versione in lingua italiana Naviga la versione in lingua spagnola
10/03/2016 news
Microcredito ed educazione, la parola a Bepi Tonello
La Finanza Popolare in Ecuador
Il giorno di Pasqua del 1967 il beato Papa Paolo VI regala al mondo l’enciclica Populorum Progressio, che parla dello “sviluppo dei popoli”, definendolo come un processo culturale e strutturale, voluto dalla politica e dall’economia, che supera anteriori impostazioni assistenzialiste e paternaliste. Lo sviluppo è il passaggio di ogni persona, di tutte le persone e di tutta la persona da condizioni di vita meno umane a condizioni di vita più umane.
Per promuovere lo sviluppo dei più diseredati, l’enciclica chiede la costituzione di un fondo mondiale, che dovrebbe nascere dalla riduzione delle spese militari.
Nel 1970 in Ecuador, il vescovo della diocesi più povera (Guaranda) e un gruppo di laici costituiscono il Fondo Ecuatoriano Populorum Progressio - FEPP -, che nasce con 2.000 dollari.
È un fondo di credito che vuol combattere l’usura e promuovere la produzione di beni e servizi delle famiglie, che si organizzano a livello comunitario, costituendo comunas, associazioni, cooperative e poi unioni, federazioni, consorzi, reti, ecc...
L’Ecuador in quel tempo era un paese ricco di possibilità, ma pieno di poveri. I poveri sono persone, non sono numeri e statistiche. I latifondisti pagavano 20 centesimi di dollaro - 0,18 euro - un giorno intero di lavoro di un bracciante. Morivano molti bambini prima dei 5 anni - fino al 40% nel primo paese dove ho lavorato. C’erano scuole solo nella città e nei paesi più grossi. Non parliamo di strade, elettricità, acqua potabile, fognature, telefoni, ospedali!
Ai poveri dicevamo: “Voi potete sconfiggere la povertà se producete più di quanto consumate”. Facile da dire, ma come si fa a farlo? I soldi c’erano nel fondo di credito, ma solo con i soldi non si fa sviluppo. Meno ancora uno sviluppo equo - che raggiunga tutti i membri della comunità - e sostenibile - che non distrugga le risorse naturali, perché anche le prossime generazioni ne hanno diritto. Il credito, quindi, era accompagnato dall’assistenza tecnica, che aiutava a fare buoni investimenti, dall’addestramento o formazione professionale, noi la chiamiamo “capacitación”, cioè rendere le persone capaci di fare bene le cose da sole.
Una volta che i gruppi finanziati ottengono la produzione, migliorano la loro qualità, diversificano le linee di produzione e aggregano valore ai prodotti con semplici processi di trasformazione (caseifici, salumifici, mulini, fabbriche di marmellata, cioccolato, segherie, ecc...), viene il momento della vendita dei prodotti, che è il momento della verità e di chiusura della catena produttiva. Se tutto si è fatto bene, la commercializzazione dà ai produttori di beni e servizi entrate sufficienti per restituire il finanziamento ricevuto, per capitalizzare l’impresa comunitaria costituita, per migliorare la qualità della vita (casette nuove, accesso all’acqua potabile, studi dei figli, protezione della salute e dell’ambiente, ecc...).
Abbiamo fatto questo come FEPP, come fondazione, con un fondo di credito alimentato dalle risorse che ricevevamo dalla cooperazione internazionale come donazione o come prestito. Siamo arrivati ad amministrare 5,5 milioni di dollari, che ci sembravano una montagna di soldi, ma in realtà erano poca cosa se confrontati con i bisogni dei poveri, almeno 150.000 famiglie e 1.200 cooperative e associazioni.
Abbiamo fatto un grande salto quantitativo quando abbiamo promosso la costituzione di una cooperativa di risparmio e credito in cui abbiamo messo il fondo del FEPP come capitale sociale. Abbiamo poi chiesto alle organizzazioni popolari di farsi socie. Così è nata la cooperativa “Desarrollo de los pueblos” – CODESARROLLO – ossia la cooperativa “Sviluppo dei popoli”, ossia “Populorum Progressio”. Siamo arrivati ad avere 200 soci, quasi tutte persone giuridiche dei settori popolari. Con la costituzione della cooperativa, il capitale proprio, apportato dai soci, è stato possibile moltiplicarlo per 10, grazie alla raccolta di risparmi e depositi a termine.
Oggi la cooperativa è una banca, banCODESARROLLO, la banca “desarrollo de los pueblos”, “sviluppo dei popoli”,  “Populorum Progressio”.
Vogliamo che nell’Ecuador sia la banca degli attori dell’economia popolare e solidale, ossia della gente povera che si organizza e costituisce imprese familiari o comunitarie per lottare contro la povertà, per creare nuovi posti di lavoro specialmente per i giovani e le donne in funzione antiemigrazione, per sconfiggere l’usura, ancora presente in Ecuador.
Il salto qualitativo è quello di stare assieme alla gente con il concetto e la pratica della “finanza popolare”.
Finanza popolare vuol dire:
finanza del popolo
per il popolo
amministrata dal popolo
nelle sue comunità
per costruire lo sviluppo locale.
 
Finanza popolare vuol dire
risparmio costante,
credito per la produzione puntualmente restituito,
solvenza patrimoniale, buoni risultati economici,
attenzione al territorio e alla cultura.
 
Le cose bisogna farle bene e ciò richiede molto lavoro di accompagnamento, di addestramento: la qualità non è innata nelle persone.
 
Finanza popolare sono le Cooperative di risparmio e credito, le casse rurali, artigianali, giovanili, ecc..., le banche comunali che stiamo aiutando a nascere e a funzionare bene nei paesi piccoli e grandi, nelle comunità rurali, nei quartieri emarginati delle città. Noi le chiamiamo EFL, “Estructuras Financieras Locales”, che hanno la funzione di trattenere nei territori la ricchezza che si genera nei territori stessi, interrompendo e invertendo i flussi che portano la ricchezza prima nelle grandi città e poi all’estero.
 
Le comunità povere non generano sufficiente ricchezza per finanziare il loro sviluppo. Per questo c’è banCODESARROLLO, che può completare lo sforzo locale, con finanziamenti che moltiplicano per tre il capitale proprio delle EFL. Per questo c’è il FEPP con i suoi agronomi, veterinari, educatori, promotori sociali, tecnici forestali e commerciali, che prestano aiuto alle comunità.
La decentralizzazione della ricchezza, portandola dalle città alle campagne, dove c’è la maggior povertà, non la proponiamo solo in Ecuador, ma anche nelle relazioni fra il Nord e il Sud del mondo. Consideriamo che, assieme alla costruzione della pace, è il miglior modo per frenare il doloroso fenomeno dell’emigrazione.
Noi raccogliamo soldi nelle città, dove ce ne sono tanti e li prestiamo alle cooperative delle campagne, dove ce ne sono pochi.
Chiediamo soldi al nord del mondo, dove spesso purtroppo si accumulano capitali provenienti dal sud del mondo, per portarli di nuovo nel sud.
Questa impostazione ci ha permesso di stabilire un’alleanza straordinaria con il Credito Cooperativo Italiano, con una partecipazione forte di 15 federazioni e di circa 220 BCC, fra le quali la Federazione Emiliana delle BCC ed Emilbanca, oltre che Bolzano. Abbiamo ricevuto finora oltre 65 milioni di dollari, 90% come credito, 5% come donazione e 5% come capitale sociale della nostra banca. Quando riceviamo fondi per il capitale sociale, che aumentano la solvenza patrimoniale, noi, grazie alla raccolta locale, possiamo moltiplicare quanto ricevuto per 10. Se riceviamo e distribuiamo un prestito di 1000 dollari, i poveri con questo possono comperare due mucche. Se ricevamo capitale sociale per 1000 dollari da persone o enti che si associano alle nostre iniziative, questo ci dà la base legale ed economica per raccogliere altri 9000 dollari di risparmio e depositi a termine. Così 1000 dollari diventano 10.000. Invece di due mucche si può finanziare così l’acquisto di 20 mucche. Per questo c’è bisogno di strutture nelle comunità (le casse, le cooperative) e di cultura (capacità professionale nelle persone che fanno la gestione delle strutture).
 
Il credito fa aumentare la produzione e la produttività. Ma i prodotti bisogna venderli. Molti prodotti ecuatoriani, ottenuti grazie ai finanziamenti delle strutture finanziarie locali, sono presenti nei negozi del commercio equo e solidale, in Italia e altri paesi.
Noi diciamo qui in Europa, quindi diciamo anche a voi: “O comprate i nostri prodotti, o ricevete i nostri emigrati”. L’emigrazione, ripeto, si può frenare con la redistribuzione della ricchezza mondiale.
Per finire: microcredito, microfinanza, finanza popolare: non è solo una questione di parole, ma anche di concetti. Noi sogniamo il giorno in cui il “micro” diventerà “macro” e questo dipenderà dal livello di organizzazione e collaborazione che le EFL riescono a stabilire fra di loro. Pensiamo che in ogni comunità ci deve essere una EFL (Struttura Finanziaria Locale), che le EFL devono formare reti locali, che le reti locali devono confederarsi in una rete nazionale. Così potremo fare incidenza politica (le autorità capiscono poco di finanza popolare: pensano di più al controllo che alla promozione), così potremo essere più efficienti e più efficaci nella promozione dello sviluppo, nella standardizzazione dei sistemi informativi, nella formazione professionale dei dirigenti e dei dipendenti delle EFL, nella diffusione dei valori del cooperativismo fra i soci delle EFL, nelle sinergie che si costruiscono per ridurre i tassi di interesse.
 
I contadini e gli indigeni dell’Ecuador ci hanno insegnato che l’obiettivo finale dello sviluppo è:
“volerci più bene,
essere felici e
vivere in pace”.
 
Ma per arrivare a volersi più bene, a essere felici e a vivere in pace bisogna prima risolvere i problemi della povertà estrema, dell’esclusione, dello sfruttamento, dell’ingiustizia.
La proposta della finanza popolare, più che una ricetta economica è una proposta sociale, politica ed etica.
I 2000 dollari iniziali del FEPP sono oggi 140 milioni di dollari a disposizione di persone, famiglie e comunità che vogliono crescere.
 
Il nostro slogan è
 
                        “Investiamo in umanità”.
 
Tutto ciò che facciamo è orientato alla crescita integrale delle persone, affinché il mondo sia più pacifico, giusto e sostenibile.
Per questo ogni progetto finanziario è buono se ha una componente educativa e organizzativa, che dà un senso sociale alla dimensione economica.
 
 
 
 
Giuseppe Tonello
Direttore del FEPP
Presidente di banCODESARROLLO
piedino
© 2001 - Progetto Ecuador Microfinanza Campesina
Privacy | Cookie Policy
Powered by Iccrea Banca SpA