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04/05/2016 news
La solidarietà e la fiducia: un giorno con le vittime del terremoto
di Bepi Tonello

ecuador - tonelloLa settimana scorsa sono stato nella provincia del Manabí per visitare il comune di San Isidro, una delle zone rurali nelle quali il terremoto del 16 aprile si è fatto sentire con forza.
Ho imparato che di fronte a tanti danni alle case, alle opere comunali (scuole, sistemi di acqua potabile, vie, cappelle, ecc...) bisogna stare in silenzio, ascoltare, abbracciare, condividere e impegnarsi. Ho imparato che la gente non chiede aiuto, perché le loro necessità sono visibili. Ho sentito che non possiamo rimanere indifferenti quando gli occhi e il cuore si riempiono del dolore altrui, accompagnato sempre dalla dignità, la fiducia reciproca, la solidarietà, la speranza e la voglia di lottare perché la vita continua.
Quello che ho visto e sentito è una guida per i futuri impegni del GSFEPP. Dopo un primo momento di aiuti umanitari durante il quale, grazie ai contributi che abbiamo ricevuto e all’apporto del personale del GSFEPP, siamo stati presenti con alimenti, medicine, kit per l’igiene personale; adesso dobbiamo pensare a soluzioni più strutturali.

Vogliamo intervenire nelle comunità rurali delle province di Manabí ed Esmeraldas per riabilitare i sistemi di acqua potabile che sono fuori uso a causa del terremoto. L’acqua beneficia principalmente le donne e i bambini. Il movimento della terra e le frane hanno danneggiato le tubature in alcuni casi, altre volte hanno provocato fessure nelle cisterne di riserva o rotto le vasche fermasabbia, i dispositivi riduttori di pressione e le stesse raccolte dell’acqua alle sorgenti. Ogni comunità ha un problema specifico che stiamo diagnosticando per intervenire nel minor tempo possibile con il nostro personale tecnico e con gli aiuti che continuiamo a ricevere.

Un’altra urgenza è quella dei rifugi: intorno ad alcuni pali sono stati accomodati dei teli di plastica che servono da parete. Altre plastiche o tavole di zinco recuperate dalle case cadute servono da tetti. A terra, sopra pallets o tavole vi sono dei materassi, sempre insufficienti per il numero di persone che devono dormire. Dentro ci sono anziani, bambini e bambine, persone disabili, famiglie di cinque, otto, dieci membri. I giovani e gli adulti di giorno vanno a lavorare nei campi, per non perdere il raccolto e gli animali domestici. Durante il giorno fa molto caldo e di notte abbastanza freddo. Non ci sono acqua, né servizi igienici. Prima che si possano ricostruire le case, bisogna trovare soluzioni più umane per le persone che vivono nei rifugi, dove adesso il cibo non manca, grazie all’intervento statale, però non è possibile resistere molto tempo in queste condizioni, specialmente per la mancanza di igiene e la promuiscuità.

Perché la vita possa tornare alla normalità bisogna affrontare il tema delle case. Un lavoro enorme.
Quando si potranno ricostruire? Quante famiglie potremo aiutare affinché si risolva il loro problema dell’abitazione? Che tipo di costruzioni vuole la gente dopo che ha vissuto lo spavento del terremoto?
Però mentre si pensa alle case, l’economia deve tornare a funzionare come prima e meglio di prima. La produzione agricola, zootecnica, artigianale e la pesca nel mare non si sono perse; quello che si è perso temporaneamente è il mercato, perché la gente non ha soldi per comprare e nelle città ancora non c’è lavoro remunerato.

Passato il momento dell’emergenza, nel quale si sono seppelliti i morti e curati i feriti, la gente deve vivere di quello che produce. È necessario immettere prodotti e servizi sul mercato locale, nazionale e internazionale, con qualità e costanza. Quando questo succederà, la gente con i suoi sforzi potrà contribuire per costruirsi una casa migliore di quella che ha perso. Noi la aiuteremo con un contributo iniziale e con i prestiti agevolati di banCODESARROLLO. Allo Stato tocca ricostruire le opere pubbliche e riparare le vie di accesso alle comunità più isolate, per rendere più agile il trasporto delle persone e dei prodotti.

Ho concluso la giornata con i miei compagni e le mie compagne del GSFEPP di Portoviejo.
Abbiamo parlato della vita, della morte (due compagne hanno perso i loro familiari), del bene, dei beni, di Dio. Non abbiamo parlato di danni, di numeri, di progetti e risorse. Ho sentito che le persone, tutte impegnate nell’aiuto ai terremotati, hanno la necessità di rincontrarsi con se stesse, con le proprie fragilità, con i propri affetti e le speranze; che la forza che si richiede per un lungo, difficile e costoso processo di ricostruzione, deve trovare fondamento in valori profondi.
Mi ha arricchito, ancora una volta, incontrare la bellezza, bontà, fiducia e solidarietà di tante persone che, senza parlare molto, né lamentarsi, sono impegnate con la vita che conducono. Persone che il terremoto ha reso più povere in termini materiali, ma che compensano la perdita di beni con la ricchezza interiore che viene dalla loro cultura contadina, sostenuta dalla fede e dalla voglia di andare avanti. Noi continueremo ad accompagnarli perché siamo ricettori della solidarietà delle persone e istituzioni, dell’Ecuador e dell’estero, che condividono qualcosa di quello che hanno, in cambio di un sorriso, con la speranza di un mondo più fraterno.

Bepi Tonello
2 maggio 2016
piedino
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