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21/02/2009 news
Chaupiloma una storia
 
 
di Francesco Gastaldi
 
Festa Chaupiloma.JPGRosa Elvira ha 35 anni. Ha una malformazione alle gambe, un figlio piccolo a carico, una madre anziana. Non ha un compagno. La terra la lavora da sola da 20 anni. Tutti i giorni dall’alba al tramonto a zappare, strappare erbacce, disssodare il terreno, arare, e raccoglierne i frutti. Una vita di sacrifici, ma la terra è sua. Rosa è stata la prima a Chaupiloma - una comunità agricola molto povera nelle terre del Pichincha - a capire il valore del risparmio. Il suo primo deposito alla cooperativa è stato di 5 sucres - il “sucre” era la moneta in circolazione in Ecuador, soppressa dopo la crisi economica del ‘99 -: l’equivalente di 20 centesimi di dollaro. Dopo anni di piccoli depositi, frutto di ciò che vendeva al mercato, ha chiesto il primo prestito. Poche migliaia di dollari per comprarsi un terreno e iniziare a costruire la casa. Tanti hanno seguito il suo esempio e oggi hanno un proprio piccolo rettangolo da coltivare, una casa, una mucca, un maiale. Un lusso da queste parti.
n Tra padroni e narcos
Rosa Elvira è un simbolo. Il simbolo del riscatto dei campesiños ecuadoriani. Come lo fu Cristobal Pacunia, nel 1974. Uno dei primi contadini a chiedere un prestito per acquistare un pezzo di terra nera dopo essersi spaccato la schiena per anni sui campi di un grosso latifondista. Andò dal padrone con i soldi in mano e gli propose il contratto. Ottenne un rifiuto. Si presentò una seconda volta e stavolta per risposta ebbe minacce. Ma era chiaro che Cristobal non si sarebbe rassegnato. Serviva un esempio, per rimettere al proprio posto lui e quelli come lui. Il padrone assoldò dei sicari e lo fece ammazzare come un cane. Non servì. Altri campesiños seguirono l’insegnamento di Cristobal, o di Lazaro Canalo, altro campesiño trucidato dal padrone perchè sognava una terra tutta sua.
In più di venti furono ammazzati. Ma la guerra, alla fine, la stanno vincendo loro, gli indios, i diseredati, i senza terra. Anche quella con i narcotrafficanti ecuadoriani e colombiani che per dare una spolverata al fiume di denaro sporco che entra nelle loro tasche con il traffico di droga che rifornisce Europa e America, o per nascondere le loro coltivazioni di coca tra le serre di rose, hanno bisogno della terra dei campesiños. E dove non funzionano i soldi, subentra la violenza: «Se non mi vendi i tuoi campi - si è sentito dire un padre di famiglia - tra un mese torno e li compro alla tua vedova».
 
Da “La Provincia” del 13 febbraio 2009
 
piedino
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