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05/10/2010 news
I giovani in Ecuador. Un racconto.

La Prima Missione Giovani del Credito Cooperativo in Ecuador.
Il racconto di Anna Sara.

ecuador - giovani 1Il primo impatto è stato “colori”. Il cielo plumbeo sopra di noi, all’arrivo e in diversi giorni successivi, e un’esplosione di colori vivaci intorno a noi.
Eccolo finalmente, l’Ecuador che da anni immaginavo e sognavo di visitare, eccomi in Ecuador.
La presenza di Bepi Tonello è stata essenziale per comprendere l’esperienza, per vivere lo spirito di un progetto e di una popolazione.
Il primo incontro con Codesarollo, al di là delle presentazioni ufficiali e delle visite istituzionali alla FEPP, è la visita a una piccola cassa di risparmi dove l’accoglienza è straordinaria, ci attendono tante persone, molte si sono preparate con una relazione e una presentazione in power point, i ragazzini hanno preparato danze e giochi, le donne ci portano the e biscotti. Prevale la sensazione di assoluta inadeguatezza. Pensare che tutto questo è stato preparato per noi, che siamo lì tra una tappa e l’altra senza troppe pretese.

E poi Salinas, la tenacia di un sogno costruito ad una altitudine proibitiva, l’audacia di un utopia che resiste al freddo e al vento per concretizzarsi quotidianamente e “la sensazione di tornare a casa, finalmente, dopo 25 anni” come ha saputo sapientemente descrivere un amico. Sbalorditivo per me constatare ancora una volta come non bastino i nostri accademici progetti di cooperazione di 3/5/10 anni per riuscire a realizzare qualcosa in un posto, servono quarant’anni di pazienza e di condivisione, crederci e lottare giorno per giorno per realizzare un sistema completo, un caseificio, un laboratorio per la lavorazione della lana e del cacao. Un paese organizzato intorno al luogo di aggregazione, e la storia di decenni per liberarsi dalle vessazioni dei latifondisti e conquistare uno spazio di terra, non importa se si tratta di un terreno tanto ripido da doversi legare per riuscire a lavorarlo.
E l’asilo, a quattromila metri, in cui ci intromettiamo una mattina, di passaggio, dove riusciamo ad avere un contatto con bambini che ci fissano tra lo stupito e il divertito, dopo essersi ripresi dallo stordimento di un numero incalcolabile di flash. La bimba che prendo in braccio ha una curiosità nei confronti delle mie unghie, le afferra, tenta di toglierle, di spostarle, e resto senza parole. Quelle manine gelide.

Dell’amazzonia mi restano due indelebili momenti.
La barca in una notte senza luna, il silenzio delle stelle. Il buio più assoluto della navigazione sul Rio Napo senza alcun riferimento e la sensazione di impotenza totale. Dopo giornate immersi nella bellezza disarmante di una natura che resiste ancora nonostante la Texaco, nonostante l’inquinamento, nonostante noi, dopo queste giornate in cui ci siamo riempiti gli occhi dei più diversi tipi di paesaggi, svuotarli nell’oscurità del Rio Napo, che continua a scorrere indifferente al nostro notturno passaggio inghiottendo i pensieri.
E poi il racconto dei due missionari uccisi. Da un lato l’impegno di una vocazione portata avanti fino alla fine, la coerenza di un impegno che non delega ma si concretizza nel protagonismo: “se non andiamo li uccideranno”, la costanza senza proclami di lottare per quello in cui si crede. Sempre.
Dall’altro la cultura quechua, l’affascinante mondo indios di orgoglio e identità vissuta e preservata in ogni circostanza. Il legame con la terra, con il fiume, con le proprie origini. Tutto questo compromesso dagli interessi delle compagnie petrolifere, come ci ha dimostrato il toccante incontro di Lago Agrio.
Queste sono solo alcune delle esperienze che abbiamo avuto la fortuna di vivere, sono le immagini che resistono indelebili nella mia mente a un mese di distanza dal viaggio.
Un grazie per l’opportunità che è ci è stata offerta, con la certezza che questa esperienza continuerà nelle nostre vite e nel nostro impegno.

piedino
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