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01/09/2011 news
Quel primo incontro, nel maggio 2001

Storia di un progetto internazionale

di Stefano Boffini
Cassa Padana
(tratto dalla rivista Popolis - giugno 2011)

È giusto ricordare quel giorno, il 18 maggio 2001, in cui è iniziato tutto. Giacomo Morandini di Cuore Amico mi chiese di far incontrare al direttore un certo Bepi Tonello che già qualche mese prima mi aveva scritto chiedendo sostegno per un progetto di costituzione di casse rurali in Ecuador. Venivo da alcune esperienze di volontariato in Ecuador dove sulle Ande avevo conosciuto qualche cassa rurale.
“Mal che vada non viene a Leno per niente e non torna a casa a mani vuote”. L’aspettativa era questa, di un contributo magari importante. Non di più. Non so cosa sia scattato in quelle poche battute scambiate in quell’incontro, ma il direttore l’ha istintivamente considerato come un interlocutore di pari livello.

Era più facile considerare Bepi Tonello, anche per lui stesso, come uno dei tanti missionari a cui si dà un’erogazione liberale, magari sostanziosa, come forma di aiuto. È stato un azzardo, un’intuizione che però ha dato da subito il taglio, l’impronta – e dettato le possibilità di sviluppo – ad un progetto di cui inizialmente non si sapeva dove ci avrebbe portato.
Oggi è relativamente facile da dire. Partire 10 anni fa per primi è stato certamente coraggioso. Due rette che originano da un punto possono andare avanti all’infinito, ma è l’angolo di apertura che si determina all’inizio a stabilire dove vanno a finire e la superficie che generano.
Pari dignità, fiducia e reciprocità del rapporto sono stati l’“angolo” del progetto, fissato coraggiosamente all’inizio che ha permesso di avere ampie direttrici su cui lavorare. Perché di lavoro poi, in Italia e in Ecuador, c’è n’è stato tanto.

Ricordo le missioni in Ecuador, la prima con molti dubbi, rischi e incertezze. Missioni sempre più numerose e partecipate man mano che il progetto cresceva. “Microfinanza campesina”, sin dalla prima presentazione avvenuta all’Università di Brescia, è stato un progetto aperto, nella sostanza e nella forma, al contributo di tutti. Ricordo il coinvolgimento delle bcc, ad una ad una, i primi pool di finanziamento, i rimborsi delle rate, i tanti amici conosciuti con cui è stata occasione per fare tante altre cose insieme, il coinvolgimento di Federcasse. Ricordo i momenti alti di umanità, condivisione e fratellanza e i rischi.
Ma anche i passaggi difficili che, come in tutte le cose di valore, devono essere superate. Il progetto ha permesso a coloro che hanno avuto la fortuna di entrarvi in relazione, di crescere e alla fine essere un po’ migliori. Credo che sia la migliore sintesi di questi anni.

Ora, cosa succederà in futuro? Non so. Però l’angolo di apertura determinato all’inizio riserverà spazi sempre più ampi al progetto. Sempre se avremo la capacità e la passione di restare nel solco delle direttrici tracciate in quell’incontro di 10 anni fa.

piedino
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