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27/07/2012 news
Maria Dolores e i (40) ladrillos
Quando il cielo è limpido, passeggiando per le vie sterrate di Yaruquì, lo sguardo non sa su quale vulcano fermarsi: il Pichincha, il Cotopaxi, l’Illiniza Norte, l’Illiniza Sur. Se si guarda invece verso la valle, si scorge l’area dove stanno costruendo il nuovo aeroporto di Quito, in sostituzione del Mariscal Sucre, divenuto ormai troppo piccolo per una città che non smette di crescergli attorno.

ecuador - maria doloresIl piccolo villaggio di Yaruquì, nella periferia a nord est di Quito, è sufficientemente lontano dalla capitale per non sentirne lo smog, ma abbastanza vicino da esserne tra i fornitori. Di uvilla, mais, cavolfiori, broccoli. E di ladrillos, ossia mattoni. Mattoni di argilla, di quel colore rossastro che permea tutto il villaggio, dalle strade ai muri delle case e dei forni in cui Maria Dolores Chasipanta quegli stessi mattoni produce.
Il forno sembra il rudere di una casa arroccata su una piccola collinetta. Quattro pareti annerite dal fumo, una base di struttura per un tetto che non c’è, mattoni rotti o bruciati gettati intorno alla rinfusa. A pochi passi una montagnola di terra, pronta ad essere miscelata con argilla e trucioli a formare l’impasto da caricare negli stampi.

Poi ci sarà l’essiccazione al sole ecuadoriano e la cottura.
Ventitré giorni per ogni ciclo ed i ladrillos saranno pronti per essere caricati sul camion e finalmente consegnati al cliente.
Maria ha 46 anni, gli occhi scuri raramente sorridenti e un fisico robusto e muscoloso, che a vederla di spalle la si scambierebbe per un uomo, se non fosse per quelle due trecce nere e lucide che le corrono lungo la schiena.

Maria programma il lavoro, gestisce la finanza familiare e aziendale, dirige le attività, è presente in tutte e cinque le fasi del ciclo produttivo. È un lavoro che conosce alla perfezione. Un lavoro che fa da trent’anni, da quando era poco più di una ragazzina, e che l’ha fatta crescere forte nel fisico e nello spirito. Solo sette anni fa, però, è riuscita a mettersi in proprio. Ed ora i mattoni oltre ad essere il suo lavoro sono diventati la sua impresa. Sua e di tutta la famiglia, perché nell’azienda collaborano il marito e i tre figli: uno in maniera fissa, il secondo negli intervalli dal suo lavoro da tassista e la minore dopo la scuola. Perché Maria, che ha sempre solo lavorato, sa bene quanto sia importante che sua figlia possa continuare a studiare. Con la speranza che poi scelga di fermarsi nell’azienda di famiglia, per mettere a frutto quanto appreso, aiutando a migliorare le tecniche di produzione. Maria – che anche mentre racconta non smette di sollevare mattoni, con il cappellino sempre in testa ed un solo guanto a protezione delle mani – suddivide la sua vita in due fasi: prima e dopo aver conosciuto Codesarrollo. Sette anni fa, appunto. Era tempo che provava a chiedere un finanziamento per costituire la sua azienda, ma tutte le banche chiedevano garanzie che lei non aveva. Non importava quanto brava fosse nel suo lavoro. Esperienza e competenza non sono garanzie riconosciute economicamente.

Poi un giorno alcuni amici la invitarono a rivolgersi a Codesarrollo. Non c’era una sede a Yaruquì, bisognava arrivare fino a Quito, con il rischio di sprecare tempo e denaro preziosi.
Ma chi è abituato a sollevare mattoni da mattina a sera ha spalle grandi e pronte anche ad un ennesimo rifiuto. Soprattutto se l’obiettivo è importante quanto il sogno di tutta una vita.
“Invece gli impiegati di Codesarrollo hanno saputo ascoltarmi e mi hanno aiutata nella presentazione e definizione del progetto”, racconta Maria. Con il primo prestito di 500 dollari comprò l’argilla, i trucioli di legna per l’impasto, la legna per il fuoco. Iniziò le prime produzioni e le consegne. Presto si rese conto che aveva bisogno di costruire un forno più capiente. Allora “osò” chiedere altri 2 mila dollari. Ed è proprio un “osare”, perché i campesinos, fieri e severi, sono abituati a non chiedere aiuto.
E a non aspettarselo. Ma il rapporto che aveva instaurato con Codesarrollo le dava coraggio.

Oggi i forni sono diventati quattro e le richieste continuano ad aumentare di anno in anno. Maria ha comprato un terreno di 2.500 metri quadri dove, accanto a due forni, è stata costruita anche la casa, con un piccolo orto, le galline, il maialino. Gli altri forni sono in un’altra area (a circa mezz’ora di cammino), presa in affitto. Da pochi mesi, con un nuovo prestito di 10 mila dollari, ha acquistato anche un camion (che conduce il marito di Maria, Rodrigo, perché lei sa fare tutto e non ha paura di niente, ma di imparare a guidare proprio non se ne parla!) ed ha migliorato notevolmente i servizi di consegna.
La catena di mani che con destrezza si passano i mattoni non si interrompe nemmeno un attimo. E l’eleganza e rapidità nel passaggio fanno quasi pensare allo scambio del testimone tra i corridori di una staffetta. Bisogna provare a sollevarne uno per rendersi conto di quanta fatica c’è dietro quella “danza dei mattoni”, che si ripete ogni 8 giorni: i più piccoli pesano 16 libbre (7,25 chili), quelli più grandi 20 (9 chili). Un ritmo fluido e costante, almeno 40 ladrillos ogni minuto.

Con i mattoni volano anche i pensieri, e quello che ora è entrato con più forza nella testa dell’instancabile Maria è di poter costruire una copertura per i forni così da non essere costretti ad interrompere la produzione nei mesi di pioggia. “Ora però dobbiamo pensare a sistemare la casa e a ripagare il prestito del camion”. I piedi tornano subito a terra. Maria sa quanto è stata importante la fiducia ricevuta da Codesarrollo tempo fa e non ha alcuna intenzione di tradirla.
L’ennesimo mattone che transita di mano in mano, fino a finire nel rimorchio del camion, questa volta è accompagnato da un suo lieve cenno della testa. È il segno che è arrivato il momento per tutti di concedersi qualche minuto di pausa. Maria si siede tra i mattoni, il cappello sempre in testa, il guanto appoggiato a terra, e racconta: “Devo tutto questo a Codesarrollo. So che il tasso di interesse è buono, ho invitato molti miei compañeros a seguire la mia strada. Tutti i miei figli hanno aperto il libretto di risparmio Ahorro Futuro”. Perché questa donna ha la pelle scura come i mattoni, ma le idee molto chiare. Anche sul futuro. “Non abbiamo intenzione per il momento di installare macchinari, non ci manca certo la manodopera. Sappiamo rispettare i tempi di consegna e siamo felici così. Potremo semmai aggiungere un nuovo forno. Ai macchinari ci penseremo più avanti, quando schiena e braccia avranno bisogno di un po’ di riposo…”.

Il tempo corre rapido e la consegna riprende già il sopravvento.
Maria si alza e in un attimo si ricompone la catena di braccia. Piano piano, gli strati di ladrillos depositati nell’enorme cassone crescono fino a raggiungerne il livello delle pareti. Il camion carico è pronto a partire.
Rodrigo si scrolla un po’ di polvere rossa dai vestiti, appoggia il cappello sul cruscotto e salutando con un sorriso parte per la consegna. La quinta e ultima fase del ciclo di produzione è appena conclusa. Ma è un ciclo, appunto, e come ogni cerchio non ha né inizio né fine. I mattoni crudi sono già pronti a sostituire il carico appena partito, le bocche di alimentazione di ognuno dei due forni attendono di essere accese. Dietro a dove si trovava il camion sono apparsi, a pochi metri dal forno, dei mucchi di legna da ardere: ogni ciocco pesa almeno il doppio di ogni mattone.
Ogni ciocco verrà trasportato e inserito nella bocca di fuoco. Naturalmente a mano. E la danza ricomincia.

Tratto da “Il credito per il Buen vivir. Storia e storie di finanza cooperativa in Ecuador”, Ecra, 2012.
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