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10/05/2013 news
Una gita fuori porta, sulle pendici del Taita Chimborazo

Dopo due anni di permanenza in Ecuador, finalmente una mattina mi sveglio e decido di uscire da Quito e dirigermi verso il sud del paese. Tre ore di viaggio ci portano nelle vicinanze di Riobamba, cittadina della provincia del Chimborazo, conosciuta come ‘Frio’bamba (fredda Bamba) dalla maggioranza degli ecuadoriani che passano da queste parti.

Data la tarda ora e la mancanza di luce decidiamo di fermarci a dormire aspettando speranzosi di svegliarci con un po’ di sole per riuscire a vedere “l’obiettivo” del viaggio. Purtroppo con il sole la mattina successiva c’erano anche molte nuvole. Senza farci troppi problemi abbiamo comunque deciso di raggiungere il parco del Chimborazo, il nevado piu alto del mondo, 6.310 metri calcolati dal centro della terra (cosi ci racconta la brochure che viene regalata all’entrata della riserva). Il parco si espande per 58.000 ettari toccando le provincie del Chimborazo, di Bolivar e del Tungurahua. Per la sua dimensione imponente, il popolo ecuadoriano da sempre lo chiama “Taita Chimborazo” (papà Chimborazo nella lingua Kichwa, una sorta di protettore per gli indios della regione).

ecuador - chimborazo

Partendo da Quito non avevo pensato che a 4.000 metri forse avrebbe fatto freddo, ma messa l’unica felpa che avevo e con la fotocamera al collo ero pronta a camminare quei 200 metri che mi semparavano dal secondo rifugio della montagna. L’ottimismo di arrivare facilmente e soprattutto velocemente è venuto meno dopo i primi dieci passi credo!

Non pensavo certo mi potesse succedere, ma a quanto pare i due anni passati a Quito, a quasi 3.000 metri di altitudine, non sono serviti a molto per quanto riguarda il “mal di altura” e la conseguente mancanza di ossigeno nei polmoni.
Già nei primi tre metri di camminata la testa comincia a girare come una trottola, l’aria non voleva arrivare fino ai polmoni. Non è stato per niente facile, ma dopo 20 minuti di cammino (o forse anche piu) sono arrivata ai 5.000 metri e… non si vedeva nulla. Ormai la nebbia era scesa e stava cominciando a nevicare.

All’improvviso però il cielo si apre facendo uscire un po’ di sole, ma soprattutto permettendoci di vedere la cima del vulcano. Avremo avuto al massimo 5 minuti di visibilità, ma sono stati i cinque minuti più belli della giornata. ‘Lui’ era immenso e stava lì, dritto e fiero, di fronte a noi. Mi sono innamorata di questo luogo e sono sicura che sarà uno di quei luoghi dove vorrò ritornare. Ricordo che scendendo di nuovo al parcheggio ero felice di risalire in macchina, perché ormai non sentivo più le mani e i piedi per via del freddo, ma non facevo altro che girarmi per poterlo ammirare ancora un poco. Ne sono rimasta davvero affascinata.

Anche in macchina, finché ho potuto mi sono girata a guardare se per caso il Chimborazo decideva di nuovo di uscire dalle nuvole per poterlo salutare. Co cosi non è stato. Ormai era tardi e non si possono richiedere altri miracoli alla natura.

di Valentina, nostra nuova reporter dall'Ecuador

piedino
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