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Diario di viaggio

Prima Missione Giovani - Diario di viaggio

 
06/09/2010
Salinas – Una ciambella uscita col buco!

La levataccia che ci spaventava già dalle prime vecchie bozze di programma è passata senza causare grossi traumi, ma soprattutto ci ha permesso di trascorrere forse la migliore delle giornate...finora!
Certo, gli incontri preparatori dai lunghi “sermoni” a Fepp e Codesarrollo sono stati indubbiamente utili per contestualizzare questa pioggia di frammenti di realtà che abbiam incontrato, ma quel che rimarrà sicuramente nella memoria sono le sensazioni: non la fretta che ci persegue instancabile, ma le gelide manine e le dure guance corrose dal freddo dei bimbi dell'asilo di Yurausha, che ci han accolto con comprensibili paura e timidezza iniziale...ma dai quali è stato molto difficile, poi, separarci; non le sei o sette ore di bus, ma il passaggio da cemento e grigio della città a secche montagne imponenti e la sensazione di scivolare su questa stradina che da lontano sembra un insignificante segno tirato a fuoco nel legno...ma che, ci spiega poi Bepi, è stata costruita attraverso violenza e sfruttamento degli indigeni, trattati come schiavi; non i km di estensione di questa comunità che passa dai 4000 agli 800 metri di altitudine, ma il contrasto che crea vederla ora e nelle foto di quarant'anni fa; non solo i quintali di formaggio, gli interminabili fili di morbida lana di lama e alpaca...e, chiaro, l'ottimo cioccolato, ma, soprattutto, l'idea di sacralità di un lavoro che davvero “nobilita l'uomo”, l'onestà e la disponibilità di chi ci apre cuore e negozio anche se è tardi e ha il marito a casa che l'aspetta arrabbiato....
Abbiamo comprato sapendo esattamente cosa e perché, e questo non ha prezzo.

Abbiamo scoperto che non sono stati solo i prestiti delle casse rurali, che in altri contesti hanno dato risultati non così positivi, ma l'onestà e le capacità della gente a far sbocciare tutte queste attività...e forse un po' li ha aiutati anche questo famoso sale iodato che, a differenza di quello presente nelle altre zone, non porta a gozzo prima e cretinismo poi.
Dopocena abbiamo avuto anche il piacere di ascoltare l'esperienza del processo che c'è stato qui a Salinas da due generazioni, madre e giovani, uniti negli ideali e nella volontà di continuare questo cammino che iniziò, ci raccontano, con la convinzione che ci potesse essere “un domani per Salinas”, anche quando i maglioni venivano comprati forse solo per compassione, magari son ancora in qualche magazzino italiano, anche perché non c'era ancora l'idea di dover lavare prima la lana!
Sono due visioni diverse dello stesso luogo, castelli diversi vissuti sulla stessa terra, espressioni di un prima e un dopo, divise dal cambiamento colossale che separa fame e miseria da uno stadio di relativo benessere, che si può anche permettere il “lusso dell'attenzione al bello” (un dettaglio solo apparentemente insignificante è la presenza dei fiori dalle morbide foglie bianche attorno alle case). Sì perché l'altezza decisamente maggiore dei figli è un segno di sviluppo che non ha bisogno di commenti. Si è passati dalle capanne di paglia che hanno il loro fascino...”ma prova tu a viverci dentro”, (come ha commentato Bepi), a case di mattoni, cooperative che danno lavoro a decine di persone ed un accogliente ostello dove certo fa freddo, ma non ci manca nulla.
Insomma, giornata intensa fatta di sorrisi dei bimbi dell'asilo, odore di formaggio e aroma di cioccolato, freddo pungente e accoglienti braccia aperte.

Grazie davvero Salinas, te vaya todo muy bien!

di Mariangela Baron

piedino
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