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Settembre 2009. Di nuovo in Ecuador per la Settima Missione del Credito Cooperativo. Da Quito, immersa nella sierra andina, fino a Guayaquil, sulla costa ecuadoriana. Incontri, luoghi, emozioni descritte e fotografate da Giuliana Braido, di Emil Banca.

Sabato 19 settembre. Le rose di Cayambe.
Al mattino presto del primo giorno di permanenza ci spostiamo dalla trafficatissima e inquinata Quito (nonostante i suoi 2800 mt di altitudine) per recarci a Cayambe (sempre nella regione del Pichincha) e visitare una delle  piantagioni di rose più estese della zona (ben 25 ettari), di proprietà di un italiano, tal Giuseppe Torri, di origini bresciane e trasferitosi qui oltre 30 anni fa. La coltivazione delle rose è divenuta un’attività importante in Ecuador, soprattutto negli ultimi 20 anni; oggi rappresenta una delle principali fonti di esportazione. Il clima primaverile (attorno ai 18 gradi) tutto l’anno è infatti ottimale per la coltivazione di questo fiore che qui viene prodotto qui in 68 differenti varietà.
Le rose danno da lavorare a tantissime persone in Ecuador anche se la loro lavorazione richiede capitali altissimi e quindi è difficile vedere proprietari di aziende  tra i campesinos. Sono tutti imprenditori stranieri, ma non legati a multinazionali, diversi proprio italiani.  Oggi questa azienda dà lavoro a circa 300 ecuadoriani offrendo un salario fisso di discreto livello (250 dollari al mese) per 15 mensilità, pasti, trasporto e assistenza sanitaria.
L’azienda produce 1,8 milioni di steli al mese, la stragrande maggioranza diretti verso l’Europa.
La crisi economica e finanziaria mondiale si sente anche qui. L’Ecuador produce ed esporta banane, rose, caffè, cacao, gamberetti: beni non di prima necessità, come dicono. I primi che vengono tagliati quando c’e’ crisi. Questo ha ovviamente reso ulteriormente più vulnerabile l’economia di questo Paese, come del resto di quella di tutti i paesi del sud del mondo.
Il viaggio prosegue per Otavalo per visitare uno dei mercati indigeni più grande del continente sudamericano.
Qualche acquisto è obbligato, non solo per la bellezza dei prodotti ma anche per sostenere un po’ l’economia locale di questi piccoli artigiani.
Spesso abbiamo sentito la frase “o acquistate i nostri prodotti o ricevete i nostri emigranti”. È proprio cosi. Quanta gente non lascerebbe la propria terra se potesse lavorarci e guadagnarsi da vivere dignitosamente!
Nei trasferimenti  in pullman possiamo vedere quanti piccoli appezzamenti sono stati acquistati dai campesinos attraverso prestiti di Codesarrollo.
Da anni non c’è più violenza per la terra in Ecuador. Oltre 1 milioni di ettari sono stati restituiti agli indios grazie all’azione del Fepp e di Codesarrollo che hanno lottato per questo favorendo un ritorno pacifico di convivenza fra grandi proprietari terrieri e piccoli contadini.
Nel pomeriggio l’incontro con la Comunità di Naranja Pukio (in quechua “sorgente dell’arancia”) e con i dirigenti della Refider (la rete dello sviluppo rurale del nord della Sierra) che hanno presentato la loro piccola realtà di finanza popolare.
Cultura del risparmio (anche pochi dollari al mese) ed economia famigliare. Il senso della comunità, della solidarietà e dell’accoglienza sono tangibili e  toccanti. Come sia possibile in queste circostanze è la domanda che si fa chi di noi non è mai stato qui.
 
Domenica 20 settembre. Guayasamìn.
Guayasamin e la sua “Capilla del Hombre”, il museo di arte contemporanea situato a Quito, sono imperdibili per chi si trova da queste parti.
Un omaggio all’essere umano, con particolare riferimento al popolo latinoamericano; una protesta che l’artista scaglia contro tutti gli uomini che causano dolore ad altri uomini.
La sua espressione artistica trasuda tutto il risentimento sociale del continente sudamericano. Tratti di culture maja, azteche, inca per raccontare le peggiori crudeltà nel mondo contro gli uomini del secolo scorso.
Tre tappe scandiscono il percorso di questo che è tra i più famosi artisti del ‘900 in Sud America:
- il cammino delle lacrime
- l’età dell’ira
- l’età della tenerezza
Guayasamin è stato artista impegnato nella lotta per l’integrazione, contro le dittature, contro gli abusi dei paesi imperialisti, e in difesa dei popoli oppressi. La sua arte trasmette tutto il suo dolore e la sua solidarietà verso l’essere umano più debole.
Osvaldo Guayasamin nasce a Quito nel 1919 e muore, durante un viaggio negli Stati Uniti, nel 1999. Il suo museo, iniziato nel 1995 è stato inaugurato nel 2002 e proclamato dall’Unesco progetto “prioritario per la cultura”.
All’interno una frase posta dall’artista su una grande parete colpisce subito i visitatori: “ho pianto perché non avevo scarpe finché non ho visto un bambino che non aveva i piedi”.
Nella foto, l’opera (tra l’altro non terminata) che sta sulla cupola della Cappella: la rappresentazione di schiavi che cercano la libertà. Si riferisce alle migliaia di schiavi morti nelle miniere di argento boliviane senza che mai potessero vedere la luce.

Lunedì 21 settembre. Il formaggio degli indios.
Il miglior formaggio dell’Ecuador è prodotto dagli Indios.
Un eclatante esempio di come i poveri, se si organizzano, possono superare il loro stato e vivere più dignitosamente.
“Queseras di Bolivar” è un consorzio di caseifici che si trova a Quito, proprio di fronte alla sede del Fepp - Fondo Ecuadoriano Popolorum Progressio, la più grande e riconosciuta Ong del paese che dà l’origine a quello che oggi è il progetto Microfinanza Campesina.
Il consorzio immette sul mercato interno prodotti caseari provenienti da 120 soci caseifici che a loro volta ricevono latte da diverse centinaia di famiglie campesine e indigene. Chi apporta dai 5 ai 12 litri al giorno (se ha solo una mucca), chi di più, in base al numero di animali posseduti. C’è possibilità per tutti. Alcuni caseifici, i più grossi, arrivano a lavorare 4-5mila litri di latte al giorno.
Sono diverse centinaia le persone che lavorano in questo circuito (esclusi i produttori di materia prima): la maggior parte di esse è sostenuta da Codesarrollo.
Il consorzio, che si occupa della distribuzione del prodotto finale, è socio di Codesarrollo e sta per ricevere un prestito da quest’ultimo per ampliare i locali divenuti inadeguati per il giro di attività (5 milioni di dollari di fatturato annuo).
Il formaggio realizzato è riconosciuto come il migliore in circolazione in Ecuador.
Noi, sapendo da che mani era stato prodotto, lo abbiamo apprezzato ancora di più.

Martedì 22 settembre. Il senso del cooperare.
Ieri pomeriggio la delegazione si è spostata da Quito a Manta, nella provincia (che corrisponde al nostro concetto di regione) di Manabi, affacciata sul Pacifico.
La giornata di oggi è stata dedicata alla visita/confronto con il personale dell’agenzia di Codesarrollo e del gruppo sociale Fepp di Portoviejo (località a circa 40 chilometri da Manta) e con alcune cooperative socie di Codesarrollo.
Ecco le due più significative, che offrono un’idea del tipo di attività intrapresa in quest’area:
LA COOPERATIVA AGRICOLA JUNIN
Junin è un paese (”Cantone”) rurale di circa 17.000 abitanti la cui piaga è sempre stata, ed è tutt’ora, l’emigrazione: 1 persona su 5 ancora emigra prevalentemente verso l’estero, o verso la città. La preoccupazione principale, ci ha dichiarato il dirigente della cooperativa di risparmio e credito associata a Codesarollo, è quella di creare uno sviluppo locale tale da garantire posti di lavoro, perché la gente possa vivere bene nelle proprie comunità. Significa quindi garantire migliori condizioni per la produzione locale (agricoltura e allevamento di animali) e la concessione del credito per rafforzare le attività. La Cassa rappresenta il primo ente finanziario e di sviluppo per tutto il cantone. Ha origine 9 anni fa da 20 persone che prendono una stanza in affitto (proprio come le casse rurali italiane di tanti anni fa) con l’obiettivo di creare una cultura che dirotti risorse verso la produzione anziché il consumo, riconoscendo questa come unica strada per uno sviluppo locale vero. Oggi sono 1400 i soci della cooperativa di Junin, persone che difficilmente avrebbero mai avuto accesso ai servizi bancari e in particolare al credito.
Il prodotto principale? La linea di prestito “Emergente” (emergenza) che va dai 75 ai 2000 dollari. Una vera sciagura per gli usurai!

COOPERATIVA SAN ISIDRO
A nord della provincia di Manabi, immersa in una vegetazione che fa pensare più all’Amazzonia che alla zona costiera, si trova San Isidro, con 12 mila abitanti.
Qui nasce la cooperativa omonima che costituisce, per tutti i piccoli/piccolissimi produttori del paese, il centro di raccolta di cacao, mais, riso e frutta per la loro commercializzazione. E qui è pure operativa la Cassa di risparmio e credito che associa oggi 151 persone (in prevalenza donne).
Un servizio fondamentale che queste casse offrono è quello di poter distribuire il sussidio governativo spettante a coloro che vivono con meno di 1 dollaro al giorno (il 60% della popolazione dell’Ecuador).
Il sussidio che viene rilasciato solo a madri o persone invalide è di 35 dollari al mese e viene distribuito negli sportelli bancari. Se non ci fosse questo sistema di casse rurali che nasce nelle comunità in luoghi assolutamente non oggetto di interesse (perché troppo poveri) per il sistema bancario tradizionale, quanti giorni di viaggio ogni mese questa povera gente dovrebbe farsi per andare nei grossi centri per ritirare quel minimo di denaro che gli spetta?
È solo un esempio questo di vicinanza vera ai problemi della gente. Le persone valgono di più del denaro. È per la loro soddisfazione (intesa come crescita e sviluppo) che bisogna lavorare. Il denaro è solo un mezzo. È il concetto che con semplicità, allegria, entusiasmo, ma anche tanta determinazione ci hanno trasmesso oggi i nostri “colleghi” dell’Ecuador.

Mercoledì 23 settembre. Finanze popolari e agricoltura familiare.

Oggi è iniziato l’incontro Ecuador-Italia, attività centrale nella nostra missione. Il tema è “Finanze popolari e agricoltura familiare”. Si tratta del settimo incontro da quando è attiva la collaborazione fra Codesarrolo e Credito Cooperativo italiano. Il filo conduttore con il passato è sempre lo stesso: l’importanza di costruire e potenziare il più possibile un sistema di finanza popolare, intesa proprio come finanza del popolo che risparmia e reinveste in attività produttive per migliorare le condizioni di vita e per lo sviluppo locale.
Non è microcredito, è molto di più. Lo sviluppo comincia infatti dal risparmio e non dal credito. Favorire questa cultura, attraverso la nascita e il potenziamento di organizzazioni locali dal basso, significa creare opportunità di sviluppo duraturo che si fondano su una forte autoresponsabilizzazione ed emancipazione, su una volontà di riscattare la propria condizione per costruirne una migliore, di benessere e pace.
La povertà si vince solo se si produce più di quello che si consuma. Qui si innesta il concetto importantissimo dell’agricoltura e delle strutture produttive famigliari, l’unico sistema per superare il problema dell’accesso democratico all’alimentazione.
L’Ecuador da sempre è vittima del potere concentrato nelle mani di poche persone detentrici della maggior parte della ricchezza, peraltro abbondantemente presente in questo Paese. Oggi, grazie al lavoro del nuovo Presidente Correa, si comincia a credere che un cambiamento sia realmente possibile, perché appoggiato anche dalla classe politica. Lo testimoniano l’intervento del Ministro delle Politiche Economiche, delegato dal Presidente a partecipare ai lavori del convegno in sua vece, e la recente modifica della costituzione dell’Ecuador che riconosce ora formalmente l’alto valore della finanza popolare, della sostenibilità ambientale e il primato umano su quello economico.
Il processo di cambiamento in atto oggi in Ecuador, fondato sulla finanza popolare, sul forte coinvolgimento e la partecipazione della gente, sulla volontà di affrontare in modo integrale il problema della povertà, conferma che questo sogno non è utopia.

Giovedì 24 settembre. Finanza campesina.
Secondo giorno di convegno. Circa 300 Campesinos dirigenti di cooperative di credito provenienti dalle diverse province dell’Ecuador, dall’Amazzonia alle Ande, dalla Sierra alla Costa, sono presenti anche oggi all’incontro.
È impressionante quanto sia entusiasmante la loro partecipazione. Nella giornata di ieri hanno apportato il loro contributo quali relatori soggetti istituzionali di alto livello: due ministri del governo, la Sovraintendente del Banco dell’Ecuador, economisti e rappresentanti locali. Il pomeriggio è stato caratterizzato dal racconto di esperienze dirette da parte delle strutture finanziarie locali e campesinos.
La giornata di oggi invece è stata dedicata alla presentazione di alcune esperienze del credito cooperativo italiano in campo agricolo, e all’approfondimento del tema delle rimesse, cruciale per l’Ecuador. Con 2 milioni di emigrati il Paese ha ricevuto nel 2008 quasi 3mila milioni di dollari da rimesse. Si tratta della seconda fonte di entrata del Paese. Per questo è fondamentale la loro canalizzazione soprattutto attraverso Codesarollo. Ciò permette non solo di intercettare questo flusso di ricchezza ma anche di indirizzarla, educando i beneficiari, verso l’impiego in attività produttive piuttosto che al consumo, producendo benessere nelle comunità.
La giornata si è conclusa con l’anticipazione di tre nuovi pool di finanziamento, che saranno perfezionati a breve da parte di tre federazioni di Bcc (Friuli, Lombardia e Marche). Oggi l’impegno italiano vede la partecipazione di 160 banche coinvolte e 22 milioni di dollari di finanziamento. Un impegno rinnovato e fortificato con questa missione.

Venerdì 25 settembre. Comunità al lavoro.
La delegazione lascia Manta per dirigersi verso Guayaquil, sempre nella provincia di Manabi, e iniziare il viaggio di ritorno in Italia. Lungo la strada facciamo tappa in alcune comunità.
A Jipijapa, dove vivono circa 60mila persone, incontriamo Focazsum, la federazione campesina della zona del sud di Manabi, nata nel 1992 per migliorare le condizioni di vita della popolazione rurale: produttori di caffè, mais, arachidi e piccoli fagioli. Sono 700 le famiglie che aderiscono all’organizzazione che si sta strutturando come una sorta di consorzio. Della federazione fa anche parte l’omonima cooperativa di risparmio e credito, costituitasi nel ‘99 grazie a un prestito iniziale di Codesarollo ma riconosciuta ufficialmente solo nel 2006. Sette anni di un’attività non legalmente riconosciuta, ma ugualmente fondamentale per garantire uno sviluppo della comunità altrimenti impossibile. Attività ai margini della legalità, ma certo non immorale, anzi!

A Pedro Carbo incontriamo i dirigenti della struttura Valle de la Virgen, prevalentemente formata da donne a conferma di una condizione femminile sempre più emancipata nel paese. “Quando la gestione è in mano alle donne riscontriamo in generale minori problemi di onestà e morosità. Gli uomini fanno cose che si vedono, le donne cose che servono”. Così sostiene il presidente di Codesarollo, Bepi Tonello, suffragato da oltre 30 anni di esperienza.
Un aiuto fondamentale a questa come a gran parte di altre realtà in Ecuador è venuto dalla chiesa cattolica, che “oggi rappresenta l’unica forza capace in Ecuador di lavorare realmente per il riscatto dei poveri”. Riscatto che per essere incisivo richiede un lavoro lungo e paziente di accompagnamento a fianco della gente per realizzare un reale cambiamento di mentalità. Questa in fondo è anche la testimonianza di tanti sacerdoti e missionari che hanno speso la loro vita a fianco dei poveri.

Sabato 26 settembre. Rientro in Italia.
Siamo giunti al termine di questa faticosa ma entusiasmante esperienza.
Concludiamo il viaggio con un incontro in una piccola isola alla periferia di Guayaquil, importante snodo commerciale tanto da essere definita la capitale del business dell’Ecuador perché dotata di un grande porto per gli scambi. Uscendo dalla città, la periferia al confronto è agghiacciante. Si presenta infatti come una enorme bidonville.
Qui conosciamo il lavoro di Islatour, cooperativa impegnata nel tentativo di dare impulso al trasporto su imbarcazioni del fiume Estero Salado, oggi effettuato mediante piccole canoe di legno. L’obiettivo è quello di organizzare il trasporto urbano e iniziare un’attività turistica. Nel breve tratto lungo 10 km, il fiume è costeggiato dalla mangrovia, grossa  pianta che cresce nell’acqua, sulle cui radici vivono conchiglie e molluschi che rappresentano una fonte di lavoro per la popolazione locale.
Per la realizzazione del progetto, Islatour è finanziata dalla cooperativa di risparmio e credito Detodas (”di tutte”), di cui incontriamo le dirigenti. Tale organizzazione ha come caratteristica peculiare quella di erogare credito secondo il metodo della Grameen Bank. Si tratta infatti di concessioni di piccola entità (100 dollari al primo prestito e comunque mai più di 2000 dollari) dedicata esclusivamente ad attività produttive e non al consumo; con garanzie di gruppo;  subordinata alla formazione delle persone che lo ricevono; con rientri settimanali e vincolati in quota a parte a una forma di risparmio.
Detodas oltre all’aspetto finanziario assicura anche assistenza legale e psicologica alle socie, frequentemente vittime di soprusi domestici. Lavorare insieme promuovendo il senso di “gruppo” e quindi di solidarietà accompagnato da un credito “concesso con amore”, come ci racconta la direttrice dell’agenzia, è la chiave del successo di questa attività di recupero integrale delle persone, che non a caso registra percentuali di morosità ridotte.
Con l’orgoglio di partecipare a un grande progetto ci imbarchiamo sull’aereo di ritorno. La consapevolezza di aver ricevuto tanto dalle persone che abbiamo incontrato ci accompagnerà nel nostro lavoro quotidiano e lo arricchirà dei valori che abbiamo riscoperto, così forti, in questo Paese.

piedino
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