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Ecuador 2012 – La missione del decennale - Diario di viaggio

Dal 21 al 29 settembre si è svolge la nuova "Missione del Credito Cooperativo in Ecuador". Un viaggio particolarmente rilevante perché ha celebrato i primi dieci anni del progetto. Come ogni anno, momento centrale del viaggio è stato rappresentato dall'Incontro Italia-Ecuador, un Convegno cui hanno partecipato i rappresentanti dei governi locali, delle organizzazioni non governative e i dirigenti di associazioni campesine, indigene ed afroecuatoriane provenienti da tutte le regioni dell'Ecuador. Il convegno di Quito è stata l'occasione per riflettere sul tema proposto da Codesarrollo e FEPP per l'evento di quest'anno ("Donne e giovani: forza nuova delle cooperative") e per rinnovare la "Dichiarazione di Quito", il documento alla base dell'alleanza.

 

22/09/2012        
Prime impressioni di viaggio
Di Pierfilippo Verzaro
Dopo 12 ore di volo, Quito! Città arrampicata dove si fondono palazzi ed officine, negozi ed abitazioni, ristoranti e trattorie a buon mercato in una miscellanea di colori. Mi chiedo con quali occhi vedremo questa terra: con quelli del pregiudizio con i quali guardiamo e sentiamo parlare di alcune nostre regioni italiane o con quelli, sollecitati da Bepi Tonello, del rispetto delle tradizioni, della cultura, della dignità di chi ci vive. Rispetto che dovremmo anche ad alcune nostre regioni. Fantastico il contorno dell'aeroporto che è dentro la città, o forse la città ha ripreso uno spazio che non voleva perdere. Traffico, tanti concessionari di auto, ma l'occhio cade sui negozi dell'indotto dell'auto, in particolare un "gommista": cerchi, ruote di tutte la fogge e dimensioni. A chi, come me, che è un patito delle gomme, trasmette efficienza, divertimento e "profumo" di motori. Accanto piccoli locali adibiti a ristoranti.

Si parte per Otavalo. Lungo la strada si ripetono i concessionari di pick-up e fuoristrada di marca americana. In un punto i colori delle macchine si fondono con quelli del negozio di fiori sottostante il concessionario. I fuoristrada ed i pick-up ci dicono che sono una moda, uno status simbol. È così anche da noi, mi piace pensare che servono per tenere a bada le strade di questo Paese e sentirsi sicuri quando si percorrono tratti sterrati. Si lascia la città. Il paesaggio diventa severo, arido, si vedono i segni di incendi recenti, anche qui quante nostre regioni convivono con questo fenomeno. Lungo la strada donne, bambini che percorrono a piedi lunghi tratti o aspettano i pullman per spostarsi. Vita difficile, dura.

Prima tappa, una azienda che produce rose, una eccellenza del Paese, si vedono i capannoni ordinati, puliti, nulla è lasciato al caso; chi ci accompagna lo fa con professionalità, orgoglio e senso di appartenenza: una bella lezione! Senza contare la gentilezza con cui tutti ci accolgono.

Diario di viaggio 2012Seconda tappa, il mercato di Otavalo. Che dire, esperienza forte. Si fondono anche qui colori, profumi, prodotti del lavoro degli indigeni, ma a questo si aggiunge anche la povertà, di tante donne soprattutto, che vendono il ricavato del loro pezzo di terra: fave, patate, poche cose. Lo fanno senza chiamare, senza chiederti nulla, semplicemente stendendo a terra le loro cose e continuando a lavorare. Altre passano chiedendo, come fanno tutti i poveri della terra con lo stesso sguardo: un aiuto. Ci sono tanti bambini, accuditi dai fratelli o sorelle più grandi o dalle loro mamme o nonne. Il mercato è per fortuna un luogo variegato. Accanto a queste scene ci sono quelle "bancarelle" più fortunate: vestiti coloratissimi, ricami raffinati, braccialetti e collane fatte da artigiani capaci.

Diario di viaggio 2012Nel pomeriggio, alla cooperativa PIJAL, ci illustrano i loro programmi e soprattutto il loro perché. Mi rimane impressa la determinazione con cui perseguono gli obiettivi che hanno chiari e che descrivono con lucidità attraverso una presentazione in power point che nulla ha da invidiare alle nostre. Che dire poi della grande attenzione ai poveri, ai bisognosi ed anche agli immigrati dalla Colombia: un pieno di sentimenti veri…

 

 

 23/09/2012       
Secondo giorno. Quito e visita alla cooperativa Malchingui
Di Pierfilippo Verzaro

Secondo giorno. Visita al centro di Quito, prima un passaggio al punto più alto della città dal quale si domina tutta, si vede nel suo insieme. Ad un primo sguardo sembra uguale; guardando meglio si scoprono le differenze: si scorgono le case dei poveri, arrampicate su dirupi dove non si dovrebbe costruire, stile favelas. Alcune sono grigie, altre colorate ma tutte di un unico stile: direi un cubo. Scendiamo lungo la strada, si vedono ancora mercatini improvvisati su ponti pedonali, interamente occupati.

Diario di viaggio 2012Arriviamo al centro storico, il paesaggio cambia radicalmente: tutto ha una sua armonia, un rigore architettonico di proporzioni e forme che le caotiche città di oggi non riescono a riprodurre, quasi a dimostrazione del senso di misura, di equilibrio perso nella vita di oggi, che si trasferisce alle cose che gli uomini costruiscono. Il centro storico, invece, trasmette un senso di linearità e di protezione. E' domenica mattina, sembra una festa continua: nelle piazze è un susseguirsi di artisti di strada e di piccoli complessi che suonano. Vi è una presenza costante della polizia che non siamo abituati a vedere: è discreta ma pronta a non farti sedere sui monumenti: prova di civiltà! Visitiamo la chiesa di San Francesco, la chiesa dei poveri - ci dice Bepi - che ancora oggi attendono fuori che i francescani diano loro un pasto.

Diario di viaggio 2012Dopo andiamo a visitare il museo di arte moderna. Sono esposte opere di Oswaldo Guayasamin. Ci viene detto che il maestro ha attraversato tre periodi: pianto, ira, tenerezza. Le opere sono un pugno nello stomaco: sono forti e rendono, al di là di ogni parola, l'idea della cattiveria, della brutalità, dell'inutilità del potere fine a se stesso, della guerra e della sopraffazione dell'uomo su altri uomini. Mi sembra di leggere nelle opere che in questa parte del mondo la dominazione e la sopraffazione hanno lasciato un segno che è ancora lontano dall'essere cancellato, dimenticato nel nostro mondo di benessere. Impressionano i volti delle genti dell'Ecuador: quanti ne abbiamo visti di uguali questi giorni?

Visita alla cooperativa Malchingui. La strada per andare ci mostra un paesaggio arido, difficile, non piove da mesi, la terra sembra asfalto sbriciolato da quanto è desiderosa di acqua. L'accoglienza è calorosa, festosa. Ci spiegano anche qui gli obiettivi, i numeri. Ma quello che colpisce è la serenità, la fiducia nel lavoro comune, la gratitudine per i soci fondatori, le attività per i bambini al centro di tanti progetti. Qui vi è la vera essenza dello stare insieme, del cooperare, senza fronzoli, senza bisogno di aggiungere parole: solo fatti. Tonello ci dice che il lavoro di Codesarrollo intende far rimanere le persone dove sono nate, perché l'emigrazione porta benessere materiale ma provoca grandi sofferenze. Mi chiedo se noi Italiani ci ricordiamo da dove siamo partiti, di quando i nostri nonni lasciavano il Paese per trovare lavoro, senza cellulare, senza internet che fanno danni ma accorciano le distanza. Che sofferenza era stare a casa, attendere i mesi del viaggio ed attendere le notizie di un marito, di un figlio per lettera? Come descrivere un simile stato d'animo? Dimenticavo: nella piazza grande di Quito i bambini chiedevano di poter lucidare le scarpe. Abbiamo dimenticato i nostri sciuscià, penso di sì. Bisognerebbe rivedere il film del neorealismo italiano per ricordare, era nel dopoguerra (1946).

Diario di viaggio 2012Andiamo a messa in una chiesa minuscola, ricorda una capanna, nostro Signore è nato in una capanna, celebra un missionario italiano, Gianpaolo, ha parole vere che toccano il cuore. Abituati alla magnificenza della basilica di San Pietro, si riflette, si sente che Gesù è li. Ne usciamo rasserenati.

Ci offre la cena Veronica, l'instancabile direttrice della cooperativa che con i suoi collaboratori si trasforma in una ospite perfetta. Alla fine è una festa e festa sia! Si balla, sono coinvolto anche io che, come canta Dalla, ballo come un cavallo!

Ci lasciano andar via dopo che ci hanno ringraziati e donato bellissimi pezzi del loro artigianato. Siamo noi a dover ringraziare, è una lezione di umiltà (la seconda della mia vita, della prima parlerò un’altra volta), si può essere felici con niente, si può guardare al domani con speranza e serenità. Basta sapersi guardare indietro e vedere i più poveri e, soprattutto, smettere di lamentarsi. Perché abbiamo troppo.


23/09/2012        
La giornata dei sorrisi
di Davide e Alessandra

Eccoci pronti per la seconda entusiasmante giornata di questo viaggio in Ecuador. In mattinata il nostro programma prevede una visita più "turistica" rispetto a tutte le giornate che ci attendono. Ci rechiamo al Panecillo, una collina sulla cui vetta (3016 metri) si erge imponente la Statua della Vergine di Quito, molto particolare in quanto alata. La vista sulla città e sui vulcani all'orizzonte è immensa, però le costruzioni che si estendono sui colli ci angosciano un po': senza fognature e costruite una vicina all'altra con una logica che per noi, in Italia, sembra invece priva di senso. È proprio qui che iniziamo a renderci conto di come e dove vivono i poveri, e la loro situazione non può fare altro che farci pensare.

Ci spostiamo poi nel centro di Quito dove percepiamo subito un'atmosfera di festa: danze, artisti di strada, musica e colori ci ricordano che è domenica, un giorno di festa qui molto sentito.

Diario di viaggio 2012Dopo pranzo partiamo per Malchinguì dove veniamo accolti calorosamente dai soci della cooperativa di Ahorro y Credito. Dopo un breve incontro di presentazione don Gianpaolo, missionario in Ecuador da 4 anni, celebra la messa domenicale nella cui predica "bilingue" ci ricorda che siamo tutti molto importanti.

Durante la cena ecuadoriana accompagnata da musica locale parliamo con Fernando, un ragazzo di 18 anni che, incuriosito da noi, ci fa molte domande sulla nostra vita e i nostri progetti. Scopriamo che i nostri sogni non sono poi tanto diversi... Instancabili, ci scateniamo in danze improvvisate prima di salutare i nostri nuovi amici ecuadoriani che ci regalano sciarpe e statuine fatte a mano. Ma il regalo più bello rimangono i sorrisi scambiati che rimarranno per noi un ricordo indelebile.

 


24/09/2012        
Iniziano i lavori del convegno
di Pierfilippo Verzaro

Diario di viaggio 2012Terzo giorno. Inizia il convegno sul tema: le donne ed i giovani, forza nuova delle cooperative. La giornata si prevede lunga, i lavori finiscono alle 20.00, dopo due giorni intensi di emozioni "sul campo" sarà bene armarsi di pazienza per ascoltare i numerosi interventi previsti. Il convegno viene aperto da Tonello che, con poche battute, ricorda l'amicizia Ecuador-Italia, definisce il perché dei temi, traccia linee di lavoro per il futuro. Da come parla e da come viene ascoltato si capisce perché questo uomo ha realizzato tanto ed è così amato dalla gente dell'Ecuador: unisce ad una umiltà vera una capacità di analisi e sintesi fuori dal comune. E, forse perché per me le sue parole - pur trattando temi noti - sono nuove, non si lascia andare a nessuna retorica. Rivendica all'Ecuador di aver dato qualcosa in questo scambio, soprattutto di aver insegnato che si può essere felici conducendo una vita semplice, senza rincorrere troppi lussi superflui. Visto quello che commentavo il secondo giorno, mi chiedo: comincio a capire qualcosa?  Gli interventi del convegno sono, nella prima fase, incentrati sul ruolo e sulla condizione della donna in Ecuador, sono svolti da donne che hanno un ruolo nella rete di Codesarrollo.

I tratti salienti degli interventi sono lucidità di analisi e pragmaticità di soluzioni. Non si piangono addosso, sanno cosa vogliono e indicano la strada per arrivare ai loro obiettivi. Tutti gli interventi hanno un filo conduttore: la consapevolezza che il ruolo rivendicato deve essere raggiunto con il lavoro, con la preparazione, senza scorciatoie, senza sconti. Se ne trae la convinzione di avere di fronte donne preparate, consapevoli del ruolo e delle esigenze del lavoro che intendono svolgere. Hanno un tema comune con le donne che lavorano in Italia, la ricerca di un equilibrio continuo fra lavoro, l'essere mamma e moglie. Quanto dobbiamo alle compagne della nostra vita, che sopportano i nostri malumori, le nostre stranezze e che fanno un doppio lavoro rispetto al nostro...

Nel pomeriggio cerimonia ufficiale per la firma dell'accordo tra il Credito Cooperativo italiano e Codesarrollo, cena di gala nel refettorio del collegio salesiano di San Patricio, dopo festa grande con balli fino a tardi. Ometto particolari interessanti su alcuni big del Credito Cooperativo presenti in sala!

 

25/09/2012        
Ancora donne e giovani. Si conclude il convegno
di Pierfilippo Verzaro

Quarto giorno. Prosegue il convegno, si arriva alla spicciolata un po' per il traffico, un po' per smaltire i postumi della grande festa della sera prima.

Gli interventi si focalizzano, come da programma, sui giovani. Al di là dei numeri, è interessante la notazione relativa al disinteresse dei giovani per la politica e per le istituzioni, vista da una diversa prospettiva: gli adulti dovrebbero prima interrogarsi su cosa intendono i giovani per politica, per istituzioni e dopo ragionare con loro sul tema. La riflessione risponde, forse, ad una mia domanda. Spesso, nel parlare con i miei figli, mi sono chiesto quale fosse la chiave per entrare nel modo migliore in contatto con loro, trovare un tema di comune interesse. La risposta è: cambiare la prospettiva adottando la loro che, spesso, non coincide con quella nostra.

Diario di viaggio 2012I colleghi di Codesarrollo espongono le loro esperienze, ancora una volta la scena viene "occupata" dalle donne che hanno una passione ed una capacità di coinvolgere nell'esporre i temi fuori dal comune e non tralasciano considerazioni sulla loro condizione di donna. Colpisce l'affermazione che non si tratta di femminismo, perché dietro ogni donna c'è un uomo! Dimostrazione di umiltà, di amore per la persona che si ha vicino. Impariamo a riconoscere i meriti di chi ci sta vicino, innanzitutto della nostra compagna di vita. L'intervento si conclude con una presentazione di foto di attività realizzate sulle note della canzone "Grazie alla vita che mi ha dato tanto", che in questo Paese più che una canzone è una filosofia di vita.

Oggi abbiamo anche la testimonianza dei giovani italiani. La prima è di Chiara Piva, collega di Federcasse. Che bel tratto, che modi graziosi che ha la collega, oltre a una competenza sulla materia indiscutibile. Rifletto - che scoperta! - che lavoriamo nello stesso posto ma forse perché in due piani diversi la "incontro" solo in Ecuador. E poi che altro dire, si chiama come la mia Chiara e quindi ha per forza una marcia in più!! Bello anche l'intervento di Massimiliano Porro, figlio del mio amico Angelo, cui mi accomuna la passione per il basket. Vengono da Cantù dove il basket è parte integrante della vita della città, lancia un messaggio forte che verrà senz'altro raccolto a Cantù. Angelo, ho visto anche i campi di basket in Ecuador, chissà se ci scappa anche la partita che non riusciamo a fare in Italia!

La fine dei lavori è una bella festa inclusiva. Veniamo, a vario titolo, tutti chiamati sul palco per uno scambio di saluti sentiti.

La giornata riserva ancora una sorpresa: l'incontro con Padre Pio, un missionario Salesiano che presta la sua opera a 3.800 metri sulle montagne di questa terra. Ci raggiunge nella sede di Codesarrollo dove siamo riuniti per un ultimo meeting. Tonello lo apostrofa dicendo: “È arrivato Babbo Natale", la figura è quella: barba folta, sorriso aperto, corporatura adatta al ruolo. Ma soprattutto una serenità infinita. Ci racconta che assiste una comunità che conta 2.500 bambini, lo fa con il sorriso, non parla delle difficoltà che affronta ma della chiamata che ha avuto dal Signore, il tutto condito da 71 anni - sì, avete letto bene - compiuti. Quando incontro persone come Padre Pio sono sicuro dell'esistenza di Dio, un uomo da solo senza il Suo aiuto non potrebbe farcela. L'opera di Padre Pio mi ricorda quella, silenziosa e poco conosciuta, delle suore che ho incontrato in Calabria al piccolo Eremo delle Querce, in una sperduta frazione di Caulonia, anche lì in montagna. Dove vivono famiglie povere che hanno poco o niente, una delle suore mi ha raccontato che assistono un nucleo familiare composto da otto adulti e sei bambini che vivono in due stanze o meglio "in due grotte". In quella occasione ho pensato che quella frazione di una Regione del Paese con la sesta economia al mondo era abbandonato dagli uomini, ma non dal buon Dio: un altro punto di contatto con l'Ecuador.


25/09/2012        
Grazie, Ecuador
di Mauro

Diario di viaggio 2012Grazie Ecuador. Grazie perché hai ribaltato la prospettiva del viaggio. L’idea, prima della partenza, era quella di verificare la concreta applicazione del sostegno economico, organizzativo e formativo garantito dalla decennale collaborazione prestata dal Credito Cooperativo in favore delle tue genti. Mi aspettavo una corrente che dall’Italia si dirigeva verso di te. Mi aspettavo di essere riempito di orgoglio “nazionalista” per quanto il mio Paese, ed il Gruppo bancario per cui lavoro, sta facendo per te. Sono stato invece investito da una corrente contraria piena di valori, calda e travolgente. Acqua fatta densa dalla semplicità e dall’allegria, dalla solidarietà e dalla gentilezza, dalla voglia di condividere e dalla dignità delle persone che vivono le tue terre. Acqua che temporalmente scorre in senso “inverso” perché ci trascina indietro, sino alla fonte, sino alle origini, sino a quello che eravamo un tempo. Piccole cooperative, piccoli gruppi di persone che si univano nella lotta contro la povertà, con la convinzione che il benessere individuale non è nulla di fronte al benessere collettivo, facendo del bene comune un valore interiore ed intimo: un modo di vivere. Acqua che evapora e si fa nuvola aiutata dal calore “equatoriale” che ci infiamma il cuore.

Tu, Ecuador, tu e la gente che vive con così poco, che ci insegna che si può vivere serenamente e con gioia in qualsiasi contesto, svincolando i beni materiali dal benessere interiore. La tua gente che vive in povertà ed in armonia, la tua gente che cerca il contatto fisico, le tue vecchie signore che porgendomi la mano mi trascinano a loro e mi baciano. La tua gente che mi guarda con dignità, che insegna a ballare. La tua gente che si unisce in cooperative di credito con l’obiettivo di aiutare la comunità e, solo per il tramite di questa, arrivare al benessere del singolo individuo che ne fa parte. Tu e la tua gente tanto attaccata ai valori della terra, alla famiglia, alle tradizioni. Tu ed il tuo Buen Vivir.

Ora sono in debito verso di te Ecuador. Lo salderò Ecuador: mi farò nuvola per tornare, gonfia dei tuoi valori, al mio paese. E lì mi farò pioggia Ecuador, mi farò pioggia e, per quanto potrò, lo inonderò delle emozioni che tu mi hai trasmesso in questo viaggio. Spero che un giorno l’oceano mi riporti a te Ecuador, che riporti a te una persona migliore che sia riuscita a far tesoro di questo viaggio, che sia riuscita a trasmettere i tuoi valori al suo paese, e che sia riuscita a trasformare tutta questa carica in un ulteriore e concreto aiuto per te Ecuador. Per tutto questo, grazie Ecuador.

26/09/2012        
Quinto giorno. Noi e gli sciuscià
di Pierfilippo Verzaro

Quinto giorno. Li abbiamo visti all'opera nella piazza grande: gli sciuscià locali. Fa male, le mani di un colore indefinito nero, marrone, i vari colori del lucido, i calzoni lacerati al ginocchio che poggia in terra, gli "attrezzi da lavoro", minimali. Si radunano intorno a noi, in tre hanno lo sguardo che esprime diverse emozioni, l'ansia di poter "lavorare", la diffidenza nei confronti del mondo che non ha offerto loro nulla. Siamo un gruppo grande, diamo nell'occhio. Si avvicinano tanti artisti di strada: faccio una foto con uno con la faccia argento, tipo "rockets", complesso anni 90. Un altro comincia a strillare: ITALIA ITALIA, ci "accompagna" sino al bus dove si accontenta di poco. Prima di salire ho il piacere di fare una foto con Luis, il braccio destro di Bepi, una persona splendida, come diremmo a Roma buono come un pezzo di pane, disponibile in modo sincero con tutti noi.

Diario di viaggio 2012Ci si avvia al "centro del mondo" punto zero, il viaggio consente di guardarsi intorno. Colpisce sempre la terra arida, i segni degli incendi, le case grigie, i locali piccoli trasformati in "botteghe", tante officine per auto piene di pezzi di ricambio vecchi usurati, tanta "ferreteria", ferramenta. Mi suggeriscono che qui le persone si arrangiano in casa da soli, vi è una forte componente di manualità nella vita quotidiana. Lungo la strada incontriamo una scuola dell'esercito e una della polizia, sono curatissimi nei dettagli esterni, con frasi che esaltano la Patria ed il senso di appartenenza all'esercito.


I lunghi spostamenti in bus consentono di approfondire amicizie, conoscenze con colleghi con cui si è lavorato. Con alcuni si instaura un feeling particolare, si parla anche della vita in Italia, ci scambiano confidenze, è' un altro bel momento. Un affiatamento particolare lo hanno raggiunto i giovani che partecipano, sembrano conoscersi da sempre, hanno un linguaggio comune, una facilità di comunicare fra loro tipica della loro età senza riserve. E poi hanno partecipato con attenzione ed impegno ai lavori del convegno. Non era ne' facile, ne' scontato. Bravi! La spettacolo serale che riprende usi, costumi, tradizioni lo trovo molto bello, una fantasia di colori locali splendidi, musiche fantastiche, artisti bravissimi.


27/09/2012        
La vera “ricchezza” di Salinas
 di Pierfilippo Verzaro

Sesto giorno. Ragazzi oggi non so se troverò le parole giuste per descrivere quello che abbiamo visto. Inizierò con una battuta per sdrammatizzare. “Francesco ho trovato il Paese dei SUV, qui servono come il pane, trasferiamoci qui, Olimpia non avrà nulla da dire!!!!!” Tornando seri oggi siamo arrivati a Salinas: un pueblo, come si dice in Ecuador, dove Bepi è stato volontario con Don Antonio che ancora oggi è il padre spirituale, l'anima della comunità di Salinas.

Il viaggio da Quito ci porta lungo un paesaggio più dolce, più verde, dove si trovano le grandi fattorie di produzione di latte. Siamo sulla Panamericana che attraversa il Paese da nord a sud, è una strada larga da SUV (e vai Francesco!), proseguendo vediamo montagne coltivate, o meglio, pezzi di montagna con pendenze del 60% coltivate a dispetto di ogni logica. Poi lasciamo la Panamericana per andare all'interno.

Diario di viaggio 2012Immaginate uno spazio immenso dove per chilometri non vedete una casa, un palo della luce, tutto quello che a noi sembra scontato vedere - confessiamolo che ci infonde sicurezza -, no non c'è! Solo la natura che ci osserva severa, maestosa, immensa. Un vulcano si staglia sulla nostra sinistra con il suo ghiacciaio: imponente. Ci fermiamo per una foto, ci sfidiamo per una corsa a quota 4000, i primi 50 metri sono leggeri, poi un peso opprime i polmoni: si respira a fatica. Chiara mi vede e mi dice: "mi vuoi lasciare orfana?!!"

Riprendiamo con un passo lento: la strada è un susseguirsi di lavori, i pochi campesinos ci salutano con un grande sorriso. È un attimo intenso, pensi siamo veramente tutti sotto lo stesso cielo, ci sono delle comunità che vivono in questa natura così dura con il collega Ivano, commentiamo, non sappiamo apprezzare la natura che il Signore ci ha regalato, ci scocciamo per un niente! Lasciamo ad un bivio la strada principale per entrare in una sterrata (tipica strada da SUV), se possibile la natura diventa ancora più dura. Bepi ci spiega che siamo in una zona desertica: la sabbia è portata dal vento che amplia il regno del deserto. Per fermarne l'avanzata il FEPP ha avviato un programma di rimboschimento, ci descrive anche con quali metodi e da chi è stata costruita negli anni 70 la strada che percorriamo: un racconto da brividi!

Diario di viaggio 2012Arriviamo a quota 4200 metri dove visitiamo un asilo, costruito grazie anche al contributo del Credito Trevigiano, oltre gli operatori ci accolgono dei bimbi piccoli e splendidi, un bambino ha una straordinaria voglia di giocare a pallone si diverte con i più giovani della comitiva. L'asilo è semplice, colorato, di grande utilità per le mamme che possono lavorare e portare a casa i pochi dollari necessari per la sopravvivenza. Siamo tutti colpiti in modo particolare i giovani del gruppo compresa mia figlia Chiara, li vedo sensibilmente commossi.

Lasciamo il campo ai giornalisti, proseguiamo per Salinas, arriviamo e sembra di essere in città! In realtà è un centro abitato di poche case, ma dopo quello che abbiamo visto ha tutto un altro sapore. Il pueblo gravita intorno alla piazza, dove vi è la chiesa di Don Antonio Polo, la cassa di risparmio e credito. Visitiamo alcune delle opere realizzate grazie all'opera di Don Antonio e la Cassa: una fabbrica di cioccolato, una di Diario di viaggio 2012salumi, una di palloni. Anche qui il concetto di fabbrica va ridefinito. Si tratta di locali minimali, semplici, non strutturati dove si realizza la produzione, mi ricordano i bassi napoletani visti durante il servizio militare, dove convivevano stanze da letto e pane in vendita. Quella dei palloni è poco più di mezza stanza solo cemento dove lavorano in due. Molto bella la visita alla cassa dove, grazie allo spirito informale, che contraddistingue il viaggio, si scherza con i presidenti per la semplicità dei locali che sono al limite della vivibilità, incontriamo Hugo, il gerente della cassa, che ha un entusiasmo senza pari. La visita più bella è al maglificio, troviamo due volontari italiani padre e figlia mettono allegria compriamo di tutto per poco, ci ringraziano perché i nostri acquisti daranno lavoro. Facciamo i complimenti alle signore che lavorano e usciamo. Chiara distribuisce cioccolata ai piccoli che ci salutano.

Prima di ripartire incontriamo don Antonio Polo, un salesiano che vive qui dal 1970. Ha parole semplici, ma soprattutto, infonde una pace, una serenità che viene da dentro, da lontano. Ha parole di riconoscimento per i maestri che ha avuto, ma il vero tratto è un altro: non parla mai di se stesso, eppure ne avrebbe ben ragione, ma dei successi della comunità, di quello che ha ricevuto, di quello che fanno i ragazzi che lavorano nella comunità. Penso cosa doveva essere Salinas 40 anni fa'. Che coraggio, che fede che ha Don Antonio quanto si avrebbe da imparare solo ascoltando. Mi viene in mente mia mamma: cosa avrà provato la mamma di Don Antonio quando il figlio è partito, come e quando Don Antonio ha appreso della morte della mamma. Non so rispondere. Credo solo che Don Antonio sia un uomo forte, che ha lottato e lotta per un mondo migliore, senza chiedere ricompensa. Avete mai ascoltato la canzone Chernobyl di Paola Turci dedicata all'elicotterista che per primo posò lastre di cemento armato sul reattore impazzito: Don Paolo è così.

Lasciamo Salinas per dirigerci a Guaranda dove trascorreremo la notte, dopo la cena, la presentazione della rete di Codessarrollo, sono colleghi che si sono fatti tre ore di auto per  raccontarci la loro esperienza, e ne faranno altrettante stanotte stessa per tornare, meritano tutta la nostra attenzione ed il nostro rispetto fosse solo per questo, anche se la nostra giornata è stata lunga e siamo stanchi. Alla fine ci tratteniamo con loro, grazie all'instancabile Chiara Piva, scambiamo due parole e beviamo, tutti da un unico bicchiere, il Pajaro Azul, il liquore tipico della zona. L'albergo offre anche stanze da quattro ho proposto una riffa (Lore non leggere!!) hanno rifiutato, sono con i fratelli Porro ed Andrea Guidi, aizzati da mia figlia minacciano di mettere in rete un filmato mentre dormo, rispondo che li denuncio per violazione della privacy sempre con l'aiuto del mitico Stefano Trombani! Non so come è finita.


28/09/2012        
Incontri, amicizie e vulcani
di Pierfilippo Verzaro

Settimo giorno. Ci svegliamo presto in orario per la partenza, ci aspetta anche oggi un lungo viaggio con molte cose da vedere, da scoprire. Non arriva l'acqua calda ci laviamo "a pezzi". Ripenso alle parole di Bepi che ieri ci ha detto che, prima di parlare di povertà bisognerebbe vivere da poveri con 1 dollaro al giorno, aggiungo senza le nostre comodità,  luce, acqua calda e gas, che diamo per scontate. Dopo una settimana gomito a gomito si cominciano a delineare i tratti caratteristici dei componenti del gruppo, sono tentato di fornirne qualcuno. Anna Di Trapano mi suggerisce prudenza.. (ha ragione devo pagare il mutuo), comunque, nel rigoroso rispetto della privacy, proverò a fornire qualche tratto di alcuni partecipanti.

Diario di viaggio 2012Prima tappa il vulcano Chimborazo, con ingresso a 4500 metri ed un secondo rifugio a 5000 metri. L'avvicinamento al vulcano è emozionante, la natura ancora una volta dà spettacolo, scendiamo dal pullman, ci incamminiamo. Sento la fatica di respirare a questa altezza. Il cielo è di un azzurro intenso, il panorama non si può definire incantevole, siamo a 5000 metri e si vede un paesaggio che potremmo definire "lunare".

 

 

Diario di viaggio 2012Ripartiamo, direzione Riobamba dove ci aspettano per la posa della prima pietra della nuova sede di una cooperativa di credito gemellata con la BCC di Filottrano. È una bella festa, protagonista anche il collega Enzo Bianchi legato da profonda amicizia a Pedro, il gerente della Cassa. Nei giorni scorsi Enzo ci ha parlato con passione dell'amicizia che lo lega a Pedro e con altrettanta passione partecipa alla cerimonia e si rivolge a Pedro ed ai suoi colleghi. Prima di lui sul palco si sono alternati diversi relatori, dai loro discorsi, più che appassionati, trovo conferma che qui la cooperazione non è solo un modo differente di fare banca, ma è una scelta politica, una forma di riscatto sociale forte, una rivoluzione silenziosa ma non troppo, a giudicare dalla foga degli oratori sul palco che esaltano la formula della cooperazione e chiedono al governo centrale e locale di adottare provvedimenti a favore della cooperazione. Terminati i discorsi si passa alla musica locale, si esibisce una ragazza veramente brava, fino ad oggi tutti artisti di livello. La parte più divertente è il pranzo un tripudio di colori e di piatti locali stesi, in onore degli hermanos italiani, sul tricolore tutti prendono dallo stesso piatto con le mani: fantastico!!

Finita la festa si va a vedere la cooperativa "Nueva Esperanza", molti del gruppo sono stanchi delle presentazioni e non scendono dal bus. Non lo trovo giusto! I colleghi ecuadoriani hanno un grande desiderio di spiegare cosa fanno, siamo qui anche per questo: ascoltare i piccoli grandi successi di persone che lavorano in un ambiente per  nulla semplice, mi fa piacere vedere che i giovani scendono e sono disponibili all'ascolto.Veniamo dunque ai vari tipi del gruppo. Abbiamo una nutrita schiera di "sapientoni" evoluzione del mitico gioco da piccoli "il sapientino", appena si apre un discorso intervengono con dovizia di particolari, raccontando le loro esperienze sul tema, hanno viaggiato pressoché ovunque, aspettano solo che la Virgin inauguri i voli "low cost" nello spazio! Tra me e me penso che ho visto tre posti! Alcuni dei "sapientoni" sono anche perennemente "arrabiatos" ogni scusa è buona per dire cosa e come si deve fare: il cosa e il come, vista la loro appartenenza ai Sapientoni, ovviamente è il loro punto di vista.

In ogni comitiva che si rispetti non può mancare il "provolone", della serie ci provo un po' con tutte, e poi come nel film “Il Ciclone”: "Levante se tu mi vuoi bene tappami, Levante tappami!" Infine "rotolone", anche lui fra i "sapientoni" rilascia interviste fiume dove, ovviamente, ha realizzato di tutto e di più!!!! Spero di poter continuare a pagare il mutuo!!!


29/09/2012        
Si torna a casa
di Pierfilippo Verzaro

Diario di viaggio 2012Ottavo giorno. Tempo di bilanci, si torna a casa. La sera prima della partenza cena con vista spettacolare sul centro storico della città, dominato dalla cattedrale. Siamo stanchi del lungo viaggio e ci godiamo poco la cena. La mattina è prevista una riunione alle 8.30 con Bepi per scambiare opinioni sul viaggio. Siamo puntuali, intervengono alcuni amici che espongono le loro impressioni, Bepi ci lascia ancora alcuni pensieri. Traccerò il mio personale bilancio. Torno, senza dubbio, arricchito da un viaggio fuori dal comune. Abbiamo visto l'Ecuador entrando nelle case della persone che ci vivono, cogliendo gli aspetti più diversi; possiamo dire di aver visto l'Ecuador da dentro, una esperienza unica non facilmente ripetibile.

Ma veniamo alla parte dei messaggi morali che ci portiamo via dall'Ecuador. Abbiamo incontrato persone di spessore. Ripenso ai colleghi di Codesarrollo: Luis, di cui ho già parlato, persona splendida, instancabile, sorriso perenne, cordiale e aperto. Carlos più riservato, attento, i suoi modi lasciano trasparire meticolosità, puntiglio nel lavoro. Entrambi protagonisti, nel loro ruolo, delle giornate trascorse insieme. Il messaggio lavorativo che ne traggo è che Tonello sa scegliere i propri colleghi e sa delegare lasciando spazio ai suoi. Quindi, mi propongo attenzione nella scelta dei colleghi e capacità di delega.

Abbiamo incontrato Don Antonio Polo, l'anima di Salinas, tra le molte cose interessanti che ci ha detto nel poco tempo che abbiamo trascorso insieme, mi soffermo sulla necessità di essere equilibrati nella vita, sapendo che è umano sbagliare e che si deve sempre ricercare l'equilibrio. Quindi, penso moderazione nei giudizi, nel lavoro, in famiglia. Comunque è una frase che fa riflettere, il cui senso profondo non si riesce a sondare fino in fondo. Padre Pio, altro salesiano in Ecuador, nonostante l'incontro veloce, penso altro carattere, rispetto a Don Antonio, gioioso, divertente, sorpreso della vita e pieno di gioia per la vita stessa. La vita è bella, vale sempre e comunque la pena di viverla, l’ho pensato tante volte, anche nei momenti più difficili che ognuno incontra sulla propria strada: ne ho trovato conferma una sera in Ecuador. Non dimentico Padre Gianpaolo che ha celebrato la messa, nella capanna, con una semplicità ed una sostanza più unica che rara.

Diario di viaggio 2012Bepi Tonello ci parla della sobrietà della vita, dell'inutilità della crescita infinita inseguita in Europa, dell'importanza di vivere con semplicità, con dignità godendo delle cose semplici. Così come è importante essere tolleranti. Dunque sobrietà di stile di vita e tolleranza. Siamo in aereo dopo un po' mi guardo intorno e metto a fuoco le hostess, ragazzi ma dove sono quelle stile fiction Pan Am, ma solo nei film si trovano! Lo so, direte che non è politicamente corretto, che sono maschilista, ma qui si esagera! Le hostess che l'Iberia ci propone sono così brutte che, come avrebbe detto mio nonno Armando, con espressione dialettale ma efficace, “allegano i denti"!!! E poi sono anche fuori misura! (Lore non è che hai telefonato alla direzione generale dell'Iberia?) Comunque per par condicio anche gli steward non sono da meno!

Ci servono la cena, forse sarebbe meglio dire ci tirano la cena, con Chiara, scegliamo la pasta: non riesco a mangiarla se non qualche boccone, il mio vicino fa il bis dopo aver rinforzato il condimento con il burro. Ma cosa mangia a casa? Dopo cena Mauro (amministratore della Bcc di Taranto) offre alla compagnia italiana cioccolato e rum, da applauso!  Si vede che stiamo tornando a casa! Già, casa. Roma ci accoglie con un temporale si "balla" più del previsto, atterriamo, un ultima fatica (i bagagli) e poi a casa. I bagagli arrivano in un tempo ragionevole, nonostante la pioggia, nonostante la Roma abbia perso con la Juventus, come osserva  mio figlio Matteo. Per lasciare l'aeroporto arriviamo al parcheggio dove "vivono" i poveri d'Italia: i barboni, homeless negli Stati Uniti. Ho già parlato di una esperienza di povertà in  Calabria. Mi chiedo: ma forse, a casa, in Italia, i poveri non vogliamo vederli, sappiamo come evitarli. Posti, quartieri da cui giriamo alla larga. Penso ai dati impressionanti della nostra economia, snocciolati ogni giorno dai vari telegiornali, dietro quei dati ci sono padri di famiglia, con il loro drammi, con i loro pensieri così duri, freddi, da evitare appunto.

Ripenso ai sorrisi dei bambini, ai sorrisi delle donne, degli uomini, dei giovani in Ecuador; penso ai miei figli; ai giovani della delegazione italiana che hanno partecipato all'incontro con entusiasmo, passione e senso del dovere; ai colleghi del Servizio Affari Legali e Tributari che sono splendidi, vorrei descriverli uno ad uno ma uscirei dal seminato, che si aspettano e si meritano da me le decisioni giuste. Alla vita, che è bella e vale la pena di essere vissuta: mi rimbocco le maniche e mi rimetto a lavorare per fare la mia piccola parte, perché il mio Paese sia migliore.


29/09/2012        
Una nuova visione della vita
di Chiara Verzaro

Ecuador....un atterraggio sfiorando il traffico cittadino e l'arrivo nel nuovo mondo; oggi come allora, con la sola differenza che invece di scoprire nuove terre si scopre una nuova visione della vita.

Per dieci giorni sono immersa nell'ospitalità di queste persone che con balli, canti e un perenne sorriso ci trasmettono la felicità che provano per questo gemellaggio.

Diario di viaggio 2012La prima cosa che mi è saltata agli occhi è quanto gli Ecuadoriani siano orgogliosi del loro lavoro, della loro crescita e del loro sviluppo: le presentazioni di tutte le cooperative che abbiamo visitato sono state ricche di dettagli ma soprattutto ci sono state esposte con tanta passione. Questa è stata per me una prima grande lezione....il nostro lavoro non ci da mai così tanta soddisfazione, non siamo mai così entusiasti dei nostri risultati, al contrario di questo popolo con le loro cooperative. Sarebbe banale dire che ho riscoperto valori, come l'umiltà e la semplicità, ormai dimenticati perché queste persone mi hanno proprio trasmesso un modo diverso di guardare la vita: il mio mondo mi è sembrato una campana di vetro in confronto a questa realtà così dura e mi sembra il minimo, una volta tornata a casa, apprezzare con molta più passione quello che ho, avendo sempre in mente, dandone anche testimonianza, come si vive qui.

Sono rimasta stupita del modo in cui in ogni cooperativa ci hanno accolti: in alcune abbiamo trovato addirittura la banda e in tutte abbiamo ricevuto regali su regali e spuntini di specialità locali. L'essere stata trattata come una persona importante, nonostante avessi fatto così poco per queste persone, mi ha fatto pensare, oltre a quanto sia squisita questa gente, a quanto poco siamo riconoscenti noi. In Italia ci è tutto dovuto, nessuno usa più dire un semplice "grazie" a chi offre qualcosa. Sono stata molto colpita dal lavoro di Bepi Tonello e di tutti i missionari e volontari che contro ogni logica hanno abbandonato le comodità del loro paese per aiutare questa gente. Il coraggio di queste persone non si può capire dalla tv o dai giornali....bisogna solo guardare con i propri occhi il loro spirito e l'aiuto concreto che danno agli Ecuadoriani. A loro va tutta la mia ammirazione.

Un ultimo pensiero lo rivolgo ai bambini che abbiamo visto qui. Visitare l'asilo di Yuraucsha sperduto tra le montagne è stata un'esperienza terribile...i bimbi erano sporchi, felicissimi di ricevere una semplice caramella, che non manca mai nelle borse delle mamme italiane e avevano come unico gioco pneumatici usati pitturati. In strada inoltre c'erano molti piccoli sciuscià con le mani nere e rovinate dal lavoro. L'ingiustizia della loro situazione mi ha colpita nel profondo....perché in Italia si spendono anche 100 € per un paio di scarpe che verranno cambiate dopo tre mesi e qui i bambini non hanno neanche diritto al latte che costa solo 80 centesimi di dollaro?
Le emozioni vissute in questi giorni si sono tramutate in grandi insegnamenti sulla vita che rimarranno per sempre con me e che spero di riuscire a tramutare con il passare del tempo in modi di fare e pensare che mi renderanno una persona migliore. Ringrazio mio papà che mi ha permesso di fare questa viaggio e Chiara Piva che, con la sua gentilezza, non ci ha mai rifiutato una spiegazione sia sull'organizzazione che sulle tradizioni locali.

Ciao Ecuador.

piedino
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