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Gennaio 2007. Il quinto incontro Italia-Ecuador, organizzato da Codesarrollo nell'ambito della sesta missione del Credito Cooperativo in Ecuador, è l'occasione per riflettere sul percorso compiuto in questi anni, attraverso un progetto che ormai rappresenta un modello di riferimento nel mondo della cooperazione.
Questo è il viaggio, raccontato da Enzo Bianchi e Chiara Piva, con le foto di Aldo Scardovi.
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Giovedì 18 gennaio

ecuador_2007_013.JPGCi risiamo. Per la sesta volta, un nutrito gruppo di rappresentanti del Credito Cooperativo italiano sta partendo per Ecuador, a vedere da vicino e toccare con mano quelle realtà, iniziative e progetti che il Credito Cooperativo sostiene durante tutto l’anno. E da vari anni. Siamo quasi in 60, tra presidenti, direttori, consiglieri, dipendenti e soci di 15 BCC e di Federcasse, Agrileasing, Iccrea Banca, Fondazione Tertio Millennio. L’entusiasmo si respira già in volo, e accomuna tutti: chi è al primo viaggio in Sud America o per la prima volta arriva in Ecuador, e chi è ormai alla terza, quarta o addirittura sesta missione.
Ad attenderci all’aeroporto c’è, fra gli altri, con un sorriso sincero, Bepi Tonello, un veneto che trentacinque anni fa ha avuto l' idea rivoluzionaria di far crescere, anche in Ecuador, delle Casse Rurali. Usciamo tutti insieme dall’aeroporto e cominciamo l’avventura.


Sabato 20 gennaio

ecuador_2007_059.JPGDopo un primo giorno dedicato alla scoperta di Quito, il viaggio è ora entrato nel vivo con la visita ad alcune comunità campesine che, con l’aiuto del Gruppo Sociale FEPP e di Codesarrollo, sono riuscite a mettere in moto meccanismi di risparmio e credito. In alcuni casi il processo dura già da alcuni anni, e nascono le prime Reti Locali. “L’unione fa la forza” è il motto che si sente ripetere sempre.
A nord di Quito incontriamo una cooperativa di artigiane indigene: si chiama “Sara Huarmi” ossia, “Donne del mais”.
Ci mostrano camicie, tovaglie, asciugamani decorati a mano. Per anni hanno ricamato tonnellate di tessuti per grosse società di Quito, con una paga ridicola.
Poi hanno trovato il coraggio di costituire una cooperativa ed ora sono in 37, lavorano in proprio, utilizzano fili di alta qualità e modelli sempre diversi e moderni. E la qualità si vede davvero.



Domenica 21 gennaio

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Oggi, sempre accompagnati da Bepi Tonello e da altri colleghi ed amici ecuadoriani, tappa a Cacha, dove si trova la Cooperativa de Ahorro y Credito “Fernando Daquilema”. E’ l’unica cooperativa di credito ecuadoriana formata al 100% da indigeni. Sono orgogliosi della loro banca che hanno intestato a Fernando Daquilema, un indigeno rivoluzionario ucciso dal governo perché incitava il popolo a non pagare le tasse.
Certo, è difficile capire come possa pagare le tasse una comunità in cui ancora oggi il 96% dei componenti vive sotto la soglia della povertà.
In nostro onore hanno organizzato una ‘Fiesta de Bienvenida’. Sono poveri, ma ospitali oltre ogni limite.
Pranziamo con loro. Noi seduti ai tavoli con ampia scelta di portate, tra cui il cuy, il porcellino d’india; loro seduti sull’erba con due sacchetti di nylon: uno con il cibo, l’altro con una strana bevanda arancione.




Lunedì 21 gennaio

ecuador_2007_229.JPGPercorrendo le strade che si arrampicano sul Chimborazo, passiamo per Rincon de los Andes, un piccolo villaggio a 4200 m di altezza.
Qui l’intera comunità ci aspetta per festeggiare insieme l’inaugurazione della ‘Casa Comunal’, una grande sala polifunzionale costruita grazie al contributo economico del Credito Trevigiano.




ecuador_2007_278.JPGEd eccoci poi a Salinas, località ormai famosa per le sue piccole aziende che esportano prodotti anche in Europa attraverso il circuito del commercio equo e solidale. Era il 1972 quando, in una comunità allora estremamente povera, un sacerdote salesiano, p. Antonio Polo, ha fondato la prima ‘Cooperativa de Ahorro y Credito’. È stato l’inizio del cambiamento. Ora il paese è un modello di efficienza per tutto l’ Ecuador, un paese piccolo dove tutti hanno un lavoro. Si produce formaggio, cioccolato, torrone, funghi secchi, palloni di cuoio. Molte case sono ormai trasformate in negozio.
Noi acquistiamo a piene mani per pochi spiccioli e loro continuano a realizzare il sogno di riscatto dalla povertà, ad allontanare la paura di dover lasciare i loro cari per cercare lavoro all’estero.


Martedì 23 e Mercoledì 24 gennaio

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Riobamba, antica capitale dell’Ecuador e moderna capitale della provincia del Chimborazo. Circondata da imponenti vulcani, è conosciuta come la ‘Sultana delle Ande’. Proprio qui, quest’anno, il Gruppo Sociale FEPP festeggia 25 anni di presenza e come parte delle celebrazioni, Alonso Vallejo, coordinatore regionale del FEPP, ha chiesto di essere l’ospite del Quinto Incontro Ecuador-Italia. Quindi, tutti a Riobamba per parlare di “Rimesse, esportazioni e finanza popolari per promuovere lo sviluppo locale”.
Nell’auditorium del Consiglio Provinciale, sono presenti più di 420 persone. Molti i dirigenti di associazioni campesine, indigene ed afroecuatoriane provenienti da tutte le province dell’Ecuador, rappresentanti di Organizzazioni Non Governative e dei governi locali.

L’argomento centrale è quello delle ‘rimesse dei migranti’, per l’Ecuador la maggiore fonte di ricchezza nazionale dopo il petrolio. Un tema che ne apre al dibattito molti altri: l’importanza di canalizzare tali rimesse verso la produzione locale, l’esportazione dei prodotti delle piccole imprese, l’intermediazione delle strutture finanziarie locali e la partecipazione delle organizzazioni popolari come mezzo per ottenere lo sviluppo locale e sradicare la povertà.
Si tratta di una sfida certamente difficile, ma il cammino è interessante e gli stand che circondano l’auditorium dimostrano che già in molti hanno cominciato a percorrerlo con successo: ci sono donne di Imbabura che esportano cuyes (porcellini d’india) negli Stati Uniti, donne della provincia di Bolivar che inviano container di marmellate in Italia, Spagna, Germania, Francia, la piccola impresa Jambikiwa che dal 2000 esporta piante medicinali lavorate in Canada. E molte altre.
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Giovedì 25 gennaio


ecuador_2007_383.JPGSi ritorna a Quito.
Lungo il viaggio, sosta a Tisaleo per visitare la Cooperativa de Ahorro y Credito “El Calvario”.
Il copione si ripete: sala comunale piena di campesinos e autorità locali con i loro ponchos, camicette, scialli pieni di colori. Grande accoglienza e grande festa per tutti.
Visitiamo la sede della Caja Rural: una sorta di garage di 15 mq. Il Direttore ci parla con orgoglio dei progressi raggiunti negli ultimi anni: qualche centinaio di soci, qualche decina di migliaia di dollari di depositi. Sembra di rivedere le origini della nostre Casse Rurali: piccole cooperative, sportelli aperti la domenica perché durante la settimana si lavora nei campi, una scatola di cartone come cassa.



Venerdì 26 gennaio


ecuador_2007_028.JPGPoco più di un anno fa eravamo qui a festeggiare con Codesarrollo la posa della prima pietra di quella che è diventata la sede di Quito. Una grande cava, la casetta degli operai, un tendone allestito per l’occasione. E un grande manifesto con il disegno del progetto per la nuova sede di Codesarrollo. Tredici mesi di lavori, realizzati da FEPP Construcciones, l’impresa edile del Gruppo Sociale FEPP ed ora la sede non è più solo un disegno. Sette piani, le pareti blu, su un lato un grande mosaico con cinque persone dai tratti diversi, ad indicare l’insieme di culture che popolano l’Ecuador. E una colomba, come simbolo di una convivenza pacifica.

Oggi è il giorno dell’inaugurazione ufficiale. Se il buon giorno si vede dal mattino ci sentiamo tutti un po’ tristi per Bepi Tonello, Geovanny Cardoso, Mario Cadena, Luis, Isabel e quanti hanno lavorato per la migliore riuscita di questa cerimonia. Piove a dirotto, il Presidente della Repubblica non può essere presente perché partecipa ai funerali della “ministra” morta in un incidente con l’elicottero. Poi torna il sole, iniziano i discorsi e la giornata si illumina sempre di più. Chissà, magari è merito di quel grande sole, simbolo inca, e simbolo di Codesarrollo che è dipinto su un lato dell’edificio.
Ne siamo tutti convinti, e tutti speriamo che, come ha detto nel suo intervento il direttore di Federcasse, Franco Caleffi, i raggi di quel sole dipinto “sappiano illuminare sempre il cammino di quanti lavorano con intelligenza e generosità per lo sviluppo integrale delle persone”. Domani torniamo a casa con questa certezza.


piedino
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